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Rivista Antonianum
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Foto Etzi Priamo , Recensione: ANDREA BONI, San Francesco fondatore e guida del suo Ordine (Collectio Assisiensis n. 33), , in Antonianum, 81/1 (2006) p. 167-169 .

L’agile e al contempo denso volume che presento ai Lettori è un ulteriore frutto della maturità intellettuale e d’indagine del ben noto canonista P. Andrea Boni, OFM, professore emerito della Pontificia Università “Antonianum” e della Lateranense di Roma il quale, si può dire, ha dedicato pressoché tutta la sua attività di ricercatore e di studioso specialmente al Francescanesimo e alla “francescanistica”, pubblicando numerosi e autorevoli contributi a carattere storico-giuridico, utili non solo alla conoscenza scientifica di uno dei “fenomeni” socio-ecclesiali, culturali e religiosi più straordinari della storia, ma anche “per il suo rinnovamento spirituale” (p. 7). A. Boni, infatti, non è solo un erudito, equanime e scrupoloso studioso di “cose francescane” ma è, sarei tentato di dire soprattutto, un francescano autentico: giovane nel cuore, fresco nella lucidità possente del pensiero e delle idee, ma di “virtù antiche”. Qualcuno, forse, leggendo queste affermazioni potrebbe chiedersi se una recensione sia il luogo più adatto ad accoglierle. Eppure, ritengo che questa premessa, dettata da affetto (lo riconosco!) possa risultare utile a comprendere la vera finalità, l’anima oltreché la mens, di questa ulteriore fatica di A. Boni, che così dichiara: «non esitiamo a scendere in campo ancora una volta, affinché la “grazia delle origini” possa essere copiosa e “restauratrice” per l’incremento dell’Ordine dei Frati Minori» (p. 9), e per suscitare e promuovere, anche attraverso lo studio dei documenti giuridici che riguardano le origini, una ulteriore e approfondita conoscenza della sua vita e della sua missione ecclesiale, mentre ci si accinge a celebrarne l’ottavo centenario della fondazione (cfr. p. 109).

Formalmente A. Boni struttura questo magnifico compendio di alcuni dei suoi più importanti contributi, di indagine e di sintesi, in tre capitoli molto ben sviluppati, di gradevole lettura, ricchi di riferimenti alle fonti, di intuizioni suggestive, di concetti brillanti e di conoscenze sicure.

Nel primo capitolo, trattando di “S. Francesco fondatore del suo Ordine” (pp. 11-39), l’Autore si sofferma sul contesto ecclesiale di questa fondazione, per passare poi concretamente all’opera fondazionale dell’Assisiate nell’istituzione giuridica dell’Ordine e nella missione ecclesiale affidatagli dalla Sede Apostolica. Al riguardo l’A. fa riferimento, con rinnovato slancio, alle sue già note convinzioni in merito, e cioè che la fondazione dell’Ordine si è avuta nel momento in cui S. Francesco emette la professione d’obbedienza nelle

mani di Papa Innocenzo III e in quello, immediatamente successivo, nel quale i frati emettono la stessa professione nelle mani di S. Francesco. In questo momento, sostiene A. Boni, il Papa impartisce la “benedizione abbaziale” all’abate (S. Francesco) di un monastero (l’Ordine dei Frati Minori) che allarga le arcate del proprio chiostro in tutto il mondo, conferendogli la “potestà pastorale” di istruire, di santificare e di governare i propri monaci (i frati) (cfr. p. 29).

Nel secondo capitolo, “S. Francesco pastore del suo Ordine” (pp. 41-84), l’A. approfondisce più propriamente il concetto di “potestà pastorale” nella vita della Chiesa, nella vita religiosa in quanto tale, e nella vita dell’Ordine dei Frati Minori. Si tratta della potestà soprannaturale di insegnare, santificare e governare che Cristo conferisce direttamente alla sua Chiesa in ordine alla realizzazione spirituale di ogni uomo. La potestà pastorale della Chiesa non va dunque confusa con la potestà di governo che è propria della società civile, con differente finalizzazione (cfr. pp. 43-45). Approfondendo il concetto di potestà pastorale nella vita dell’Ordine dei Frati Minori, l’attenzione dell’A. si è ovviamente soffermata sulla “personalità pastorale” del suo Fondatore. Particolarmente interessante risulta l’analisi della facoltà di S. Francesco di benedire i frati, analogamente all’abate benedettino che benedice i suoi monaci (cfr. pp. 58-60). Sviluppando questa nuova tematica, A. Boni tratta della benedizione “costitutiva” (pp. 60-65) e della benedizione “invocativa” (cfr. pp. 66-69), sostenendo che S. Francesco aveva la facoltà di impartirle entrambe ai suoi frati, secondo i casi (cfr. p. 73).

Nel terzo capitolo, infine, trattando della “Sussidiarietà [pastorale] delle assemblee capitolari” (pp. 85-107), l’A. approfondisce la “centralità potestativa” della Regola dell’Ordine dei Frati Minori, quella del Ministro generale e la sussidiarietà pastorale delle assemblee capitolari, istituzionalizzate dalla Regola detta “non bollata”, del 1221. A. Boni conclude, però, che in detta Regola viene sì istituzionalizzata l’assemblea capitolare, aperta a tutti i frati, da celebrarsi d’obbligo, ogni anno nella festa di Pentecoste, presso la diletta Porziuncola, “Caput et Ecclesia Matrix totius Ordinis Fratrum Minorum”, con la partecipazione obbligatoria dei ministri provinciali ultramontani (ogni tre anni) e cismontani (ogni anno), ma non viene istituzionalizzato il “capitolo generale”, in quanto tale, con la partecipazione simultanea di tutti i ministri provinciali dell’Ordine (cfr. pp. 92-95). Le conseguenze di questa anomala bipolarità assembleare

sono all’origine dei riscontri negativi che si sono avuti nei primi capitoli dell’Ordine. Successivamente l’A. tratta dell’opposizione “politica” contro la Regola del 1223, detta “bollata”. Si è trattato di ostacolarne in tutti i modi la stesura perché non venisse presentata alla conferma della Sede Apostolica. Fallito questo intento, si è intravisto l’appiglio giuridico per il suo rifiuto nel fatto di non averla professata (cfr. p. 98). A questo punto, in favore della nuova Regola si schierano gli “Spirituali” dell’Ordine (“nos qui cum eo [Francisco] fuimus”). La loro difesa della Regola, indubbiamente, acquisisce il valore di un atto di ossequio e di fedeltà verso S. Francesco (cfr. pp. 95-96) ma per porre fine alla duplice obbedienza “regolare” che si era insediata nell’Ordine, in ragione della professione della prima (del 1221) o della seconda Regola (quella definitiva, “bollata”, del 1223), è stato necessario un intervento di sanazione da parte del capitolo, stavolta veramente generale, del 1239, in cui i capitolari, a nome di tutto l’Ordine, di fronte a Papa Gregorio IX hanno emesso la professione della Regola “bollata”, incluso naturalmente anche il capitolo VIII della medesima “sull’elezione del Ministro generale di questa fraternità” (cfr. p. 112).

Sfogliata l’ultima pagina del libro di A. Boni, mi tornano in mente queste parole di Immanuel Kant nella sua Critica della ragion pura: “Intuizioni e concetti costituiscono, dunque, gli elementi di ogni nostra conoscenza; per modo che, né concetti, senza che a loro corrisponda in qualche modo una intuizione, né intuizione, senza concetti, possono darci una conoscenza”, le quali mi sembra illustrino bene il “metodo” e i risultati perseguiti dall’A. che, ancora una volta, rimosse molte delle difficoltà interpretative dei documenti più antichi dell’Ordine dei Frati Minori, ha consentito di guardare ai primordi di esso con amorevole rispetto. E anche questa è certamente una “grazia delle origini”.


 
 
 
 
 
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