Inizio > Rivista Antonianum > Articoli > Pazzini Venerdì 06 dicembre 2019
 

Rivista Antonianum
Informazione sulla pubblicazione

 
 
 
 
Foto Pazzini Massimo , Recensione: REYMOND PHILIPPE, Dizionario di ebraico e aramaico biblici , in Antonianum, 72/1 (1997) p. .

Scriveva J. J. Scaliger (sec. XVI-XVII): «I peggiori criminali non dovrebbero mai essere condannati a morte o ai lavori forzati, bensì a compilare dizionari, per­ché tutte le torture sono comprese in questo lavoro». Queste parole non possono che suscitare la nostra benevolenza nei confronti di chiunque si accinga a compilare un dizionario o anche, come nel nostro caso, solo a tradurlo.

Ho letto diverse voci qua e là e, in particolare, tutte le voci del dizionario ara­maico (pp. 459-496). Il testo ebraico/aramaico è sostanzialmente corretto. Ho con­trollato parecchie forme che mi sembravano «strane» e quasi sempre ho constatato che erano scritte in maniera corretta. Solo pochi errori presenti, fra l'altro, anche nell'edizione francese, ad es. «traa a p. 21 (invece di KFuatf); Tiro (alla voce nn) dovrebbe essere senza dagesh nella 1 (p. 466). Qualche svista è capitata anche nella traduzione italiana, ad es. memori (per memorie?) a p. 466; modificarlo (per modi­ficato) alla voce HjB (p. 494).

Mi permetto di fare alcune osservazioni di cui si potrebbe tenere conto in caso di ulteriori edizioni: 1) Mi pare molto utile, se non addirittura indispensabile, met­tere accanto ai nomi propri (di persona o di luogo) anche la loro traduzione o tra­slitterazione visto che questi nomi hanno un corrispondente nella Bibbia italiana. 2)

Sarebbe molto utile inserire qualche termine grammaticale in più, come l'indicazio­ne di pronome, sostantivo o aggettivo, il genere maschile o femminile, l'indicazione delle persone accanto alle forme verbali, in particolare quando ne viene riportata una lista abbastanza lunga, ad es. con il verbo mp (p. 365), Q'fc (p. 406)e, in gene­rale, con i verbi più usati. A volte queste indicazioni ci sono, ad es., nel caso del pronome dimostrativo njl (p. 466), mentre il più delle volte mancano, come nelle forme del plurale dello stesso pronome, j^R e ~ff» (p. 460). 3) Infastidisce non poco il rinvio ai commentari senza neppure proporre il senso che da tali commen­tari si ricava. Credo che un dizionario dovrebbe riportare almeno un significato, an­che se incerto, prima di rimandare a un'altra opera. 4) Si potrebbe usare di più il carattere corsivo, soprattutto per fare risaltare i sottosignificati delle voci che han­no più sensi.

E stata una felice idea quella di tradurre un testo già scritto su computer: que­sto ha evitato inutile fatica e, soprattutto, errori e sviste tanto frequenti in questo genere di opere. Inoltre il fatto di avere il testo in computer sarà uno stimolo ad ampliare le edizioni che verranno. Il libro è bello a vedersi e ben stampato; fa onore alla Società biblica britannica e forestiera da tempo impegnata nel delicato settore della linguistica biblica.


 
 
 
 
 
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