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Rivista Antonianum
Informazione sulla pubblicazione

 
 
 
 
Foto Nobile Marco , Recensione: Henning Graf Reventlow, Hauptprobleme der alttestamentlichen Theologie im 20. Jahrhundert , in Antonianum, 60/2-3 (1985) p. 518-520 .

Il valore di questo libro è inversamente proporzionale alla sua pic­cola mole. Difatti, esso informa esaustivamente, com'è nella finalità della Collana, sul dibattito e sulla letteratura riguardanti la questione fonda­mentale di una teologia dell'AT.

Alla base di tale acceso dibattito, ancora non risolto, vi sono due ordini di fattori: uno attinente alla « precomprensione » sistematica-dogmatica nei riguardi dell'AT; l'altro relativo, invece, allo stato e allo stadio delle ricerche scientifiche sull'AT. L'intrecciarsi dei due ordini di fattori dà anima e storia alla cocente questione: come dev'essere con­cepita una  teologia  dell'AT?

Così il R. comincia dai prodromi della problematica, che datano fin dal XVIII sec, e dal nuovo impulso conferito da tre tipi d'indirizzo teologico imperanti nei primi decenni del XX sec: l'« esegesi pneumatica», la teologia dialettica e i vari tentativi ideologici (e spesso razzistici degli anni Trenta) di liquidare l'AT sotto il pretesto della superiorità e defini­tività del NT (cap. 1). E' in questa sezione del libro che si tocca con mano quanta parte abbiano nella trattazione teologica della letteratura vetero­testamentaria la temperie culturale e sociale e la situazione storica. Ma anche negli sviluppi successivi, la precomprensione ideologica, anche se di svariato contenuto, non verrà mai meno.

Tuttavia, il procedere delle indagini scientifiche sul testo e sul « milieu » dell'AT ha promosso sempre più delle disposizioni d'animo più equanimi e scientificamente più corrette. Ciò si nota già dai vari tentativi di sistematizzazione della teologia veterotestamentaria (cap. 2) sulla base di un concetto unificante, come quello di « patto » (Bund) per W. Eichrodt nella sua famosa « Theologie des Alten Testaments ».

Tuttavia, tali tentativi, anche se a volte immani e lodevoli, hanno raggiunto risultati discutibili che li ha fatti accantonare.

Particolarmente interessante per il ruolo che vi ha svolto anche la posizione cattolica, è la considerazione dell'AT alla luce dei concetti di storia (Geschichte) e di storia della salvezza (Heilsgeschichte) (cap. 3). Anche in questo ambito, in cui campeggia (come del resto in altri ambiti della stessa disciplina) l'opera di G. von Rad, i risultati si sono rivelati in un primo momento fecondi per una discussone speculativa (cf. la posizione di W. Pannenberg, che piuttosto che sulla letteratura, pone l'accento sulla storia come espressione della rivelazione, pp. 85ss.; si veda, invece, la concezione « kerygmatica » che il von Rad adopera per enucleare la teologia delle tradizioni di fede d'Israele, riportate dai testi, pp. SOss.). Tuttavia, anche questo indirizzo di discussione si è mostrato inficiato di pregiudiziale speculativa e dogmatica; esso è riduttivo e abusato.

Ma allora esiste un punto (die Mitte) (e. 4) a partire dal quale si possa sviluppare una teologia veterotestamentaria?

L'A. risponde conclusivamente, con altri, che il « milieu » di ricerca è lo stesso Dio d'Israele (pp. 145-146).

L'ultimo capitolo, il quinto, è il più carico di promesse di tutta l'opera, perché apre e sviluppa (con relativo supporto di letteratura) i tre assi lungo i quali una teologia e una comprensione dell'AT mostrano di poter mietere ancora molti frutti nel futuro: 1) l'idea di creazione, nella quale può inserirsi la stessa storia come ambito della conservazione cosmica da parte del Creatore; 2) il mito, inteso come facoltà dell'uomo di esprimere l'inesprimibile, facoltà adoperata ampiamente nel testo bi-'co, sia a livello primario (base antropologica) sia a quello secondario stiti culturali); 3) la sapienza, come campo ancora poco esplorato, so frainteso o pregiudizialmente relegato al margine. Alla fine di questa troppo sintetica presentazione di un'opera così >, vengono spontanee due considerazioni. La prima sta nella consta­ne di quanto abbia dato il mondo scientifico di lingua tedesca alla i e alla teologia della Bibbia (il libro del R. è quasi esclusivamente disamina dei dibattiti avvenuti dall'inizio del secolo nel mondo te-"). La seconda considerazione consegue alla prima. E' vero che il ttito tedesco è diventato internazionale nel corso degli anni, tuttavia, pregiudiziali di fondo degl'inizi, spesso di matrice protestante, determinato troppo fino ad oggi la scienza esegetica. Se l'apporto studiosi tedeschi ha contribuito sostanzialmente a rendere adulta la scienza esegetica, ora è tempo che si progredisca con un maggiore spirito critico nei riguardi di alcune pregiudiziali ideologiche e teologiche, che per anni hanno assunto la portata di affermazioni dogmatiche sulla me­todologia della comprensione della Bibbia.

Infine, un paio di osservazioni critiche di ordine tecnico. L'esiguità del formato del libro rende scomoda la lettura di pagine zeppe di biblio­grafia e di testo; inoltre, si sarebbe desiderato un indice degli autori, molto utile per ritrovare riferimenti bibliografici.


 
 
 
 
 
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