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Rivista Antonianum
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Foto Conti Martino , Recensione: B. Secondin, La Regola del Carmelo. Per una nuova interpretazione; AA.VV., La Regola del Carmelo oggi , in Antonianum, 60/2-3 (1985) p. 531-534 .

Uscite a breve distanza l'una dall'altra, queste due opere rappresen­tano la volontà concreta dell'Ordine Carmelitano di rileggere, con criteri nuovi, la Regola che sant'Alberto degli Avogadro ha scritto per loro quando era Patriarca di Gerusalemme (a. 1206-1214) e che la Chiesa ha approvato definitivamente nel 1247 con bolla di Innocente IV.

L'accomodata renovatio della vita consacrata, promossa dal Concilio Vaticano II, è legata alla determinazione del carisma di fondazione e assa necessariamente per la determinazione delle « intenzioni evangeli­che» dei Fondatori, cioè della funzione ecclesiale (munus) e della fisio­nomia spirituale (indoles) proprie di ciascun Istituto (PC 2).

L'intenzione evangelica dei Fondatori non può essere determinata iprioristicamente, ma mediante un ritorno alle fonti di ogni forma di vita cristiana e allo spirito primitivo degli Istituti (PC 2).

Se l'invito del Concilio a rivedere convenientemente le Costituzioni e gli altri testi legislativi degli Istituti di vita consacrata (PC 3) non ri­guardava le antiche regole, è fuori discussione che i principi di rinnova­mento dettati dal Vaticano II dovevano trovare concreta applicazione anche negli antichi Ordini religiosi. Per tutti infatti l'accomodata renovatio sarebbe dovuta passare attraverso la determinazione della funzione ecclesiale (munus) e della fisionomia spirituale (indoles), cosa che poteva avvenire solo mediante una serena rilettura dei documenti di fondazione, e per gli antichi Ordini religiosi attraverso una riconsiderazione del « tipo di lettura » che gli stessi hanno fatto della loro regola (= codice fondamentale).

La rilettura della regola obbligava a riconsiderare l'ispirazione origi­nale dei Fondatori, le categorie culturali secondo le quali si sono espressi, oltre che i modelli biblici ai quali si sono ispirati e che in qualche modo hanno privilegiato.

A questi principi del Vaticano II si ispirano gli autori dei due volumi che qui presentiamo. Nella rilettura della Regola del Carmelo essi ten­gono conto del contesto culturale, storico, ecclesiale e spirituale delle origini (esc. XII-XIII), oltre che dell'oggi della Chiesa e del mondo.

Insieme all'edizione del testo della Regala del Carmelo, trascritta dal Regestum, B. Seconditi tenta una « nuova interpretazione » della stessa, mediante l'individuazione del nucleo intenzionale e profondo del Carmelo, cioè dei modelli biblici ai quali sant'Alberto si è ispirato. Secondo l'A., e mi sembra a ragione, il nucleo centrale e intenzionale della Regola del Carmelo è costituito dall'ideale di Gerusalemme, città storica e simbolica, nella quale presente storico e futuro escatologico si fondono insieme.

Nel determinare il progetto di vita degli « eremiti del monte Car­melo », sant'Alberto è attratto da due modelli biblici, la prima comunità di Gerusalemme, descritta in At 2,42-48 e 4,32-35, e la nuova Gerusalemme annunziata da Ezechiele per i tempii messianici (Ez 40-48). L'homo car-melensis vede cioè nella prima comunità di Gerusalemme un primo realizzarsi dell'annunzio di Ezechiele e, tramite la Regola di sant'Alberto, lo ripropone come progetto di vita ai carmelitani di tutti i tempi. «Gli "eremiti del Carmelo", mediante un'ermeneutica creatrice, hanno saputo di fatto attualizzare il tempo delle origini, la Gerusalemme della nuova alleanza di Ezechiele e quella nata dalla Pasqua e dalla Pentecoste, e attribuirle il valore di progetto per il presente ».

E' sulla validità di quel progetto per il presente, incentrato sul mo­dello della comunità primitiva, delineata da At 2,42-48 e 4,32-35, e della nuova Gerusalemme di Ezechiele, che i Carmelitani si stanno interro­gando in questi ultimi tempi. Il discorso, iniziato da B. Secondin, è stato ripreso e fatto oggetto di studio da parte del Congresso1 tenutosi a Sassone/Roma (ottobre 1982) sul tema « La Regola del Carmelo oggi », con la partecipazione di tutte le componenti della grande famiglia car­melitana. I contributi più significativi di quel Congresso sono pubblicati nel volume La Regola del Carmelo oggi. Il libro è diviso in tre parti.

Nella prima parte (pp. 9-138), dal titolo: Interpretare e vivere la Memoria, oltre al testo latino-italiano della Regola (B. Secondin), contiene alcuni contributi che, con i valori classici del carisma carmelitano, per­mettono di evidenziare lo schema vitale di fondo del progetto di vita del Carmelo. Ciò è stato possibile mediante una riconsiderazione delle fonti di ispirazione (F. Thuis), del contesto socio-religioso ed ecclesiale nel quale la Regola è nata (E. Boaga), del progetto globale di vita proposto dalla Regola (C. Cicconetti) e del rapporto Parola di Dio e Regola del Carmelo (G. Helewa); il tutto con l'intento di evidenziare il valore eccle­siale e profetico della comunità carmelitana, che si costruisce attorno a Cristo Signore (L. Renna) nel rinnovato impegno a « Pie vivere in Christo » (A. Neglia).

La seconda parte (pp. 143-224), intitolata Approfondimenti e riletture, contiene le comunicazioni più brevi, presentate all'interno dei gruppi di studio e destinate ad approfondire aspetti importanti delle relazioni. Queste comunicazioni, suddivise in blocchi di quattro, girano intorno a tre temi: il testo della Regola e le letture che della stessa sono state fatte nel corso dei secoli (pp. 143-172); ascoltare e vivere la parola (pp, 173-195); la comunità:  valori e modelli  (pp. 197-224).

Nella terza parte (pp. 225-261), dal titolo Tradizione e progetto, sono riportate le conclusioni del Congresso. B. Secondin traccia un bilancio dei lavori e delinea alcune prospettive vitali emerse in questo periodo li riflessione per quanto riguarda il carisma carmelitano e la sua attualità.

L'Appendice (pp. 263-279) contiene la cronaca del Congresso e altra documentazione. Vi è riportato anche il « Messaggio » di Giovanni Paolo IL La strada intrapresa dall'Ordine Carmelitano con questi studi ci sembra quella giusta per giungere alla determinazione del carisma di fondazione, cioè della funzione ecclesiale (munus) e della fisionomia spirituale (indoles) proprie dei Carmelitani e della loro stessa ragione di essere nella Chiesa e nel mondo. Dai modelli biblici, ai quali si è ispirato sant'Alberto risulta infatti che la comunità carmelitana è una comunità liturgica, centrata sul tempio, dove Dio è presente e dove la comunità si realizza non solo a livello spirituale, mediante l'ascolto della parola di Dio, la preghiera, e la liturgia, ma anche a livello materiale, mediante la comunione dei beni. Le strutture della comunità sono in funzione della realizzazione di questo progetto di vita.

In un tempo come il nostro, dove il bisogno di essere in comunione e di fare comunità è particolarmente avvertito come un bisogno profondo di tutta l'umanità, la riscoperta del nucleo vitale della Regola del Car­melo, incentrato sul modello della Chiesa madre di Gerusalemme (At 2,42-48; 4,32-35) e della nuova Gerusalemme escatologica (Ez 40-48), consente ai Carmelitani non solo di reinterpretare il loro carisma di fondazione, ma anche di prendere il loro posto nella Chiesa e di offrire a tutti una valida testimonianza perché Dio sia da tutti conosciuto ed amato, perché a lui salga per mezzo di Cristo nello Spirito Santo il culto dovuto e perché già nella Gerusalemme terrena si attui quella piena e perfetta comu­nione di beni che  si  avrà nella Gerusalemme  celeste.


 
 
 
 
 
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