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Rivista Antonianum
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Foto , Inaugurazione dell'anno accademico 1979-1980 e commemorazione del Venerabile G.D. Scoto , in Antonianum, 55/1-2 (1980) p. 307-315 .

La comunità dei professori e degli studenti del Pont. Ateneo Anto-niano, insieme con i professori e gli studenti delle altre Università, Ate­nei e Istituti ecclesiastici, il 15 ottobre ha partecipato alla S. Messa cele­brata da Giovanni Paolo II nella Basilica Vaticana (l'Omelia del S. Padre è riportata nell'Osservatore Romano del  17 ottobre 1979).

Il giorno 8 novembre l'Ateneo Antoniano ha celebrato insieme l'inaugurazione dell'anno accademico 1979-1980 e la commemorazione del Ven. Gio­vanni Duns Scoto.

Il programma prevedeva il saluto e la relazione del Rettore Magnifico P. Gerardo Cardaropoli; la relazione del P. Luca Modric Presidente della mmissione Scotista sul tema: I lavori in corso per l'edizione critica delle opere di G. D. Scoto; la prolusione del P. Luitfried Hansen, professore nel nostro Ateneo, sul tema: Ambiguità e possibilità della teologia fon­damentale; e parole di conclusione del P. Onorio Pontoglio, Vicario Gene­rale dell'Ordine dei Frati Minori.

Erano presenti alla celebrazione, oltre ai professori e studenti del­l'Ateneo, il P. Juan Folguera, Definitore Generale e altre autorità del­l'Ordine e di altri istituti religiosi.

Relazione del Rettore Magnifico

1. L'inaugurazione di questo nuovo anno accademico ci si presenta con una fisionomia diversa dalle altre volte e assume una importanza particolare. Per questa ragione, ho ritenuto di non poter omettere la nostra particolare inaugurazione, pur avendo partecipato, e con somma gioia, alla inaugurazione ufficiale celebrata in S. Pietro il 15 ottobre scorso, con la presidenza del Santo Padre.

Averla fatta coincidere con l'annuale commemorazione in onore di Duns Scoto, tradizionalmente affidata alla Commissione Scotista, non è riducibile a una pura coincidenza materiale e fortuita. Vuole essere il riconoscimento e il riaggancio con le radici più profonde del pensiero francescano, nel contesto di quell'autentico pluralismo, al quale si richia­mava Giovanni Paolo II, nel discorso ai membri della Commissione teo­logica internazionale, il 26 ottobre u.s.

Non è un gesto puramente formale, avviare questa prolusione con un atto di ossequio e di ringraziamento a S. S. Giovanni Paolo II. Egli ve­niva eletto proprio durante i giorni dell'inaugurazione del nostro passato anno accademico. Durante questo breve periodo, egli ha già dato prove convincenti di stima e di fiducia verso gli atenei romani. Nell'arco di un solo anno, ha ricevuto i Rettori in privata udienza, ha incontrato due volte professori, alunni e addetti in udienza particolare, ha firmato la nuova costituzione apostolica sugli studi e le università ecclesiastiche, ha pro­messo di visitare di persona gradatamente le nostre sedi.

Per noi studiosi francescani, poi, l'omaggio di riconoscenza trova ra­dici e motivazioni anche nei contenuti del suo magistero: la centralità di Cristo e la missione evangelizzatrice della chiesa rappresentano le due tematiche che da sempre hanno costituito l'ossatura della nostra teologia e del nostro apostolato. Una tale coincidenza, più che un vanto, costi­tuisce un impegno preciso: la riscoperta delle radici profonde e delle componenti essenziali del pensiero francescano deve caratterizzare sem­pre più lo studio del nostro Ateneo, e deve diventare il nostro servizio specifico alla linea magisteriale scelta da Giovanni Paolo II, la quale, essendo un prolungamento della tematica fondamentale del Vaticano II, ci si configura come il compito specifico della chiesa nel mondo contem­poraneo, in questo scorcio di secolo e di millennio.

Ritengo che l'impegno a svolgere questo servizio alla chiesa e al mondo, debba costituire, per il nostro Ateneo, oggetto di un ulteriore e più sistematico approfondimento, allo scopo di metterne in luce tutta la ricchezza e tutte le implicanze sia sul piano dottrinale che su quello esistenziale ed apostolico. A questo impegno specifico, peraltro, ci richia­mava S. Eminenza Rev.ma il Cardinale Garrone, nella relazione che, per l'annuale festa dell'Ateneo, teneva in questa stessa sala, come « presen­tazione in anteprima » della costituzione « Sapientia Christiana ». Questo stesso specifico impegno ci veniva indicato dai Padri del nostro Capitolo Generale, celebrato in Assisi tra il maggio e il giugno di questo anno.

Parlando del nuovo governo dell'Ordine, mi tocca annunziare che il Rev.mo P. Generale, P. John Vaughn, non è presente a questa inaugura­zione perché a letto, a causa di una indisposizione capitatagli al ritorno dalla sua visita ai Confratelli dell'America latina. A lui vada il nostro rico­noscente saluto e l'augurio non soltanto di una prontissima guarigione, ma anche di un fecondo ministero per il bene di tutto l'Ordine. Pur­troppo, è assente anche il P. Vicario Generale, P. Onorio Pontoglio. E' in Germania per rappresentare il governo dell'Ordine a un'assemblea di nostri Confratelli.

In compenso, vedo molti membri del governo dell'Ordine, anche se a rappresentarlo ufficialmente e degnamente è stato designato il M. Rev.do P. Giovanni Folguera. A tutti loro vada il nostro riconoscente saluto per l'attenzione di cui già stanno circondando l'Ateneo  con l'augurio  di un servizio molto proficuo  per  l'Ordine.  Approfitto  dell'occasione  per pre­sentare e  salutare   il   nuovo   moderatore   dell'Officium   Institutionis,   il M. Rev. Padre  Campion  Murray,   augurandogli  buon  lavoro   in   questo delicato settore della vita dell'Ordine. Voglio approfittare di questa occa­sione per ringraziare anche il M. Rev. Padre Antonino De Guglielmo, che per molti anni ha curato con puntualità e generosità i problemi dell'Ateneo. Un ringraziamento particolarissimo va al Rev.mo P. Costantino Ko-ser e al suo definitorio per aver portato la responsabilità dell'Ateneo in un momento che può essere detto « il più delicato della sua storia ». Il fatto che il Rettore sia stato invitato a tenere una relazione al Capitolo, e che i Capitolari, dopo aver liberamente discusso con lui i problemi del­l'Ateneo, siano giunti a ritenerlo un punto essenziale per il bene dell'Ordine nei prossimi anni, apre una nuova pagina della sua storia. Certamente non mancheranno le difficoltà. Ma, attualmente, esse possono essere af­frontate sulla base  di un  atto  di  solidale  responsabilità,   compiuto  in ipitolo. L'avvio è già in atto, dal momento che il nuovo governo del­l'Ordine ha affidato al Rev.mo Vicario Generale, il P. Onorio Pontoglio, non soltanto il compito della visita canonica, ma anche quello di seguire costantemente e da vicino il processo di rinnovamento, allo scopo di met­tere l'Ateneo in condizione di rendere un qualificato servizio all'Ordine e nella Chiesa, in questo delicato momento  storico.

Uno degli aspetti più interessanti emersi dal Capitolo riguarda quello che si potrebbe chiamare « l'apertura a raggiera dell'Antonianum ». Esso dovrebbe, prima di tutto, stabilire un rapporto costante con tutto l'Ordine, per dare una risposta adeguata alla sue richieste. Dovrebbe inoltre stabilire rapporti di coordinamento con gli altri centri di studio, di ricerca scien­tifica e di apostolato dell'Ordine medesimo; per es. la Commissione Sco-tista, la Commissione S. Bonaventura di Grottaferrata, il centro biblico di Honk Kong, quello di Muski in Egitto, ecc. In questo contesto è emersa la decisa volontà di giungere entro un tempo ragionevole alla costituzione della progettata università francescana.

Naturalmente, per rispondere a questa fiducia, e per soddisfare que­sti impegni, l'Antonianum deve « essere sempre più se stesso ». Deve, cioè, delineare sempre meglio la sua fisionomia e la sua funzione, sia nel contesto dell'Ordine, sia nel rapporto con gli altri centri di cultura. Certamente il rinnovamento dell'Ordine, come quello della Chiesa, non può essere ridotto a un puro fatto culturale. E' vero però che senza la componente culturale non si dà vero rinnovamento, in quanto verrebbe a mancare di valide fondamenta. E' il caso di riprendere la sostanza dell'effato bonaventuriano: il « circulus », ossia il dialogo con tutti, e il « calamus », ossia la ricerca scientifica, « fecerunt me doctorem », mi re­sero cioè capace e disposto a rendere un servizio a Cristo e alla Chiesa. E' su questo terreno che, nel prossimo futuro, l'Antonianum deve impian­tare il suo lavoro.

Aggiungo a questo punto una relazione molto sintetica sullo stato dell'Ateneo e sui fatti salienti accaduti durante lo scorso anno. Gli stu­denti iscritti all'Ateneo per l'anno 1979-80 sono 414. Il numero è lieve­mente superiore rispetto a quello dello scorso anno. Bisogna però preci­sare che è stata fatta una revisione dei « fuori corso », con relativa ridu­zione. Bisogna anche notare che è decisamente in aumento il numero di coloro che studiano per conseguire i gradi accademici; si riduce, quindi, il numero di coloro che vanno al diploma e soprattutto quello degli udi­tori. Il numero di coloro che hanno frequentato gli studi affiliati all'Anto-nianum sono quest'anno 268. Mentre quelli delle scuole aggregate sono 165. Coloro che hanno frequentato il corso triennale di teologia pastorale organizzato dalle Suore Pastorelle sono state 207. Globalmente questo secondo gruppo di allievi raggiunge il numero di 640.

Nel corso dell'anno, 7 hanno ottenuto il dottorato; 9 hanno conse­guito la laurea; 22 hanno conseguito la licenza; 42 hanno conseguito il baccalaureato;   19 anno  conseguito il diploma.

Per quanto riguarda le attività più importanti, vanno segnalati prima di tutto i tre corsi sulle Fonti Francescane: quello dell'ottobre '78 e quelli del giugno e ottobre 79. Pare che l'iniziativa risponda pienamente alle attese dell'Ordine e di tutto il Movimento Francescano. Essa ha rappre­sentato anche una forma molto concreta ed efficace per avviare quello che enfaticamente viene chiamato « l'ecumenismo francescano ». La pub­blicazione delle lezioni tenute durante questi corsi si unisce ad altre di un livello scientifico rilevante. Tra esse emergono alcune tesi per il dottorato degne di grande encomio, tanto che la direzione dell'Ateneo ha ritenuto dì poterle accogliere nelle sue collane.

Altri avvenimenti degni di rilievo sono il corso di aggiornamento teo-logico-biblico tenuto a Gerusalemme presso lo Studium Biblicum della Flagellazione sul tema « / santuari nella teologia biblica e nella tradi­zione », e un corso organico sulla preghiera per le suore del Movimento Francescano, tenuto presso l'Antonianum ogni sabato pomeriggio da no­vembre ad aprile. Intanto è stato pubblicato il corso dell'anno precedente sulla vocazione.

I mutamenti nel personale non sono molti. Il P.L. Spatling è tornato in provincia. E' deceduto il PJ. Cambell. Sono stati assunti come nuovi professori il P.L. Perugini e il P.A. Nguyen Van Si. E' tornato all'insegna­mento il P.A. Boni, diventato nuovo decano della facoltà di diritto cano­nico. Il governo dell'Ordine ha chiamato a svolgere compiti di addetto alla segreteria il P.D. Dias.

Altro fatto degno di menzione è l'elezione del M.R.P. Angelo Stellini a Ministro Provinciale della Toscana. Egli, in qualità di Presidente del collegio di S. Antonio, ha portato il peso del suo rinnovamento in mo­menti molto delicati. A lui vada un pensiero di riconoscenza con l'augu­rio di poter continuare a svolgere la nuova missione con pari genero­sità. Un'altra notizia di rilievo è l'elezione del P. Tarcisio Cortese, ex alun­no dell'Antoniano, a vescovo di Tropea in Calabria.

Voglio soffermarmi per un attimo sul lavoro che nel prossimo futuro siamo chiamati a svolgere. Il prossimo anno ci si presenta con prospet­tive molto pesanti. L'aspetto più appariscente riguarda la revisione degli Statuti, in vista dell'attuazione della nuova Costituzione apostolica. L'aspet­to meno appariscente, ma più sostanziale, riguarda l'assimilazione dello spirito nuovo, derivante per noi sia dalla costituzione « Sapientia Chri­stiana», sia dalle disposizioni del Capitolo Generale. In occasione di questa apertura ufficiale dell'anno accademico, esprimo la speranza e la fiducia che tutti siano animati da una abbondante « buona volontà » nel sostenere il duro e difficile lavoro, in nome di quel comune ideale per il quale abbiamo deciso di spendere la nostra vita. In questo proposito, intendo coinvolgere professori, officiali e alunni, ai quali tutti va il mio saluto e il mio augurio per un anno scolastico ricco di molto profitto. Prima di cedere la parola al Confratello e amico, P. Luca Modric, Pre­sidente della Commissione Scotista, vorrei ringraziare tutti voi per essere intervenuti a questo atto accademico, e vorrei spendere una parola di presentazione della relazione e del P. Luitfried Hansen. Il tema può su­scitare qualche perplessità. Chiunque l'ha insegnata, conosce e riconosce che la teologia fondamentale — purtroppo — è «la più giovane tra le discipline teologiche ». La sua « giovinezza » si sente nella vivacità e nella indecisione. Sa anche che la teologia fondamentale è la più « esposta » alle variazioni, anche profonde, per il fatto di « trovarsi alla frontiera » tra la teologia e la cultura, tra la teologia e la storia. Tentare di individuare al­meno alcune « piste di lavoro » è già impresa molto ardua. Vi ci si prova il P. Hansen, forte della sua preparazione scientifica, della sua esperienza esistenziale ed apostolica in Belgio e in Africa, fiducioso nelle sue capa­cità di chiarezza e nella robustezza del suo pensiero. Gli auguro di tutto cuore di darci sufficiente sicurezza per il cammino che intende proporci. A tutti, buon ascolto e grazie!

2. Dopo il Rettore Magnifico, ha preso la parola il P. Luka Modric, presidente della Commissione Scotista, per riferire sullo stato dei lavori per l'edizione critica delle Opere di Giovanni Duns Scoto. Prima di tutto il P. Modric ha messo in rilievo il fatto che questa era la prima volta nella storia della Commissione Scotista che la festa del Dottore Sottile veniva celebrata congiuntamente all'atto solenne per l'apertura del nuovo anno accademico del Pontificio Ateneo Antonianum. E' un gesto da salu­tare positivamente, tanto più che ormai sono state eliminate da tempo le pesanti avversità imposte a Duns Scoto dalle anomali circostanze storiche.

Quanto al lavoro, il P. Modric ha rilevato che si è continuato nella parallela preparazione del II libro sia della Lectura che dell'Or dinatio, cioè rispettivamente del voi. XVIII e del voi. Vili. Gli sforzi maggiori sono stati dedicati all'esame delle 44 distinzioni della Lectura, cosicché ai lavori portati a termine negli anni precedenti, se ne sono aggiunti altri; soprattutto si è aggiunta la restituzione del testo critico delle distin­zioni 26-32, con l'individuazione delle rispettive fonti.

Esaminando queste sette distinzioni, si è dovuto affrontare la dottrina riguardante la grazia e il peccato originale. L'argomento è fin troppo delicato,   cosicché   gli   autori   che  precedettero   Duns   Scoto,  risentirono il peso delle difficoltà nei diversi argomenti, e talvolta non riuscirono a dare una soluzione precisa e soddisfacente. E' naturale che Scoto abbia avuto presente questa situazione e quindi abbia sentito l'esigenza di comporre il proprio testo secondo tale realtà. Questo fatto sarà rilevato nella nostra edizione: saranno riportati numerosi e lunghi testi dai diversi autori che Scoto aveva davanti agli occhi nella esposizione della sua dottrina.

Considerando tutto il materiale del prossimo volume XVIII, questo è lo stato di preparazione: il testo critico e le fonti delle distinzioni 1-32 sono definitivi, tranne in quattro distinzioni che hanno bisogno di ritocchi di carattere piuttosto tecnico. Per le rimanenti undici distinzioni, cioè le distinzioni 33-44, abbiamo restituito il testo provvisorio, che sarà studiato e definito quanto prima.

Nella preparazione delle distinzioni 4-44 dall'Or dinatio per il volu­me Vili, prima di tutto gli sforzi sono stati concentrati nell'esame delle distinzioni 15-25 interpolate. E' stata controllata una quarantina di manoscritti, senza che siano emersi elementi in favore dell'autenticità; quindi tali distinzioni saranno escluse dal volume Vili.

Soltanto dopo aver terminato questo lavoro, si è potuto procedere allo studio delle distinzioni seguenti. E' già stato quasi interamente individuato il testo genuino delle distinzioni 26, 27 e 28; attualmente si stanno dando gli ultimi ritocchi al testo per stenderlo in forma definitiva. Contestualmente a questo lavoro, vengono perfezionate le fonti delle rispettive distinzioni.

Per motivi tecnici la Commissione si è occupata anche dei lavori preliminari per il libro III dell'Or dinatio. Quest'anno sono stati letti 5 manoscritti e annotate le varianti di 32 distinzioni.

Il P. Modric, nel concludere, ha assicurato che quanto prima si potrà dare alle stampe il volume XVIII, e venire così incontro alle attese degli studiosi.

3. Nella sua prolusione « Ambiguità e possibilità della teologia fon­damentale », il P. Hansen ha tentato di rispondere alla questione se, oggi, la teologia fondamentale, come disciplina autonoma, e nella sua fun­zione apologetica, sia ancora possibile.

A tale scopo, e per ricavarne indicazioni utili per il futuro, egli ha esaminato le debolezze ed i « peccati » contro la logica della Fede nel­l'Apologetica classica. Quelle debolezze, fondate o motivate da presupposti che progressivamente sono venuti a mancare. In primo luogo la con­vinzione e soprattutto le « prove » filosofiche o scientifiche dell'esistenza del « dio dei filosofi »; in secondo luogo una storiografia concepita quasi unicamente e acriticamente come « tradizione » scritta dei fatti; in terzo luogo la categoria del miracolo: « fatto evangelico » che conserva come « segno » il suo significato teologico, ma non più apologetico, come poteva ritenersi secondo la cultura tradizionale, oggi profondamente influenzata e ribaltata dalle scienze sperimentali.

Tra i cosidetti « peccati » contro la logica della Fede vanno anno­verati: primo, il fatto che l'apologetica, nelle sue finalità antillumini-stiche, ha ridotto la Fede ad un insieme di « tesi » da dimostrare, senza riflettere primariamente sul « garante » della loro verità, cioè il « Dio della Bibbia », trascurando così il « credere Deo Deum »; secondo, l'aver presentato il Cristo come operatore di miracoli, miracolosamente risusci­tato, senza nessuna previa riflessione fondamentale sul significato della vita di Gesù storico e della fede pasquale dei suoi discepoli; terzo, il fatto che l'apologetica classica, dopo tale procedimento, già fallace in sé, presentava all'adesione del candidato credente « alla rinfusa » tutti i dogmi, come conseguenza « logica » dell'infallibilità della Chiesa, senza la dimostrazione del loro nesso cristologico, specie fra quelli più « dif­ficili » come l'infallibilità e i dogmi mariani. Quarto, il fatto di sollecitare l'adesione alla Fede, senza aver riflettuto prima sulla natura e sulle dimensioni che essa comporta e senza delucidare, almeno in qualche modo, i rapporti fra libertà e grazia soprannaturale della Fede da una parte, e, dall'altra, l'« evidenza » stringente della sua credibilità.

Nella seconda parte della sua prolusione, il P. Hansen ha esaminato i nuovi orientamenti e metodi che devono stare alla base di una teologia fondamentale rinnovata, tenendo conto delle critiche mosse all'Apologetica classica nell'ultimo trentennio. In primo luogo, una teologia che ha la pretesa di essere « fondamentale » e associare anche la dimensione « apo­logetica » senza riduzioni « regionali » (per es. occidentale), deve presen­tarsi come « teologia dell'esodo » verso quelle culture cui il cristianesimo vanta delle pretese, e che sono conosciute e identificate criticamente ad esso. La teologia fondamentale deve operare un secondo esodo all'interno della propria cultura occidentale, oggi caratterizzata dall'ateismo: un ateismo, talvolta, « purificatore » da cui però dovrebbero essere ricavate le implicazioni teologiche; tal'altra, un ateismo « semantico » che po­trebbe essere vinto con l'applicazione di alcune nuove acquisizioni della filosofia del linguaggio. La teologia fondamentale ha un bisogno urgente di un terzo esodo: quello verso la precomprensione dell'uomo di oggi, grazie ad una ermeneutica attualizzante dei testi evangelici. Finalmente, un ultimo esodo, il più importante e necessario a giudizio di molti teologi, è quello verso il cuore umano, verso un'antropologia e ontologia teologica, che già è grazia trascendentale, preparante alla grazia cate­goriale e storica dei misteri cristiani.

Il P. Hansen ha presentato poi uno schema di teologia fondamentale a dimensione apologetica, articolato in sei momenti: il mondo senza Dio, l'uomo « capax Dei », il Dio di Gesù Cristo, Dio in Gesù Cristo, il futuro di Dio, la Fede-grazia di Dio.

Riassumendo, egli ha concluso dicendo che gli esodi sopramenzio­nati saranno utili a condizione che la teologia rimanga « teologia », si muova cioè dalla Bibbia al mondo, dalla teologia all'apologetica. Solo così la teologia fondamentale diventerà stimolante e meritevole, più di ogni altra disciplina ecclesiastica, di un ascolto privilegiato, in questo nostro tempo di interesse extra accademico.

4. Per ultimo, il P. Folguera, Definitore Generale, ha riportato a tutti i convenuti i saluti e la benedizione del Rev.mo Padre Ministro Generale. Ha espresso la sua ammirazione per le tematiche trattate dai relatori. Ha garantito che il Governo dell'Ordine, stando alle decisioni del Capitolo Generale, si impegnerà a creare nell'Ateneo le condizioni ottimali per rendere possibile il necessario e qualificato servizio per l'Ordine e per la Chiesa.


 
 
 
 
 
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