Inizio > Rivista Antonianum > Articoli > Nobile Martedì 26 maggio 2020
 

Rivista Antonianum
Informazione sulla pubblicazione

 
 
 
 
Foto Nobile Marco , Recensione : MARCO ZECCHI (a cura), Inni religiosi dell’Egitto antico , in Antonianum, 80/1 (2005) p. 168-169 .

Continua l’utile e intelligente pubblicazione della serie dei “Testi del Vicino Oriente antico”, che ha come curatore generale Paolo Sacchi e che si avvale della collaborazione dei più promettenti e/o eminenti studiosi di orientalistica. Grazie all’iniziativa, i non addetti ai lavori del pubblico italiano, ma anche i docenti, possono disporre della messa a punto divulgativa ma rigorosa di una vasta gamma di testi mediorientali antichi. Stavolta è il caso degli inni religiosi dell’antico Egitto, curati con chiarezza ed essenzialità da M. Zecchi. La doverosa introduzione illumina sul senso e la struttura di questa parte cospicua della letteratura egiziana, della quale lo Z. ci offre con suoi criteri di selezione trentatré campioni, soprattutto dei periodi del Nuovo Regno (1550-1075 a.C.) e dell’epoca greco-romana (332-324 a.C.). Gli inni sono l’espressione di una religiosità viva, seppur espressa con formulazioni canoniche, esercitata in eventi rituali o a protezione del defunto o forse anche come esercizi didattici per studenti di scrittura. Vi è un filo di continuità tra loro, che parte dall’Antico Regno e si sviluppa soprattutto nel Nuovo Regno e nell’epoca greco-romana. Gli inni egiziani hanno una peculiare importanza, perché sono il banco di prova di un’attenta laboriosità da parte degli autori, i quali talora possono dare l’impressione di aver creato delle composizioni monotone e poco artistiche, ma che, in ogni caso, danno invece testimonianza di un’accurata preparazione di ordine teologico. Difatti, uno degli aspetti fondamentali dell’interesse  che queste composizioni presentano, è la documentazione di una religiosità complessa, dovuta non semplicemente ad una stratificazione secolare, bensì a un processo speculativo, esercitato nel tempo da scuole varie, che hanno conferito al tutto un’aura sincretistica. In realtà, il sincretismo del politeismo egiziano sembra essere negli sviluppi più alti, a prescindere dall’esperimento unico e di grande afflato religioso di Akhenaten (Amenophis IV) in onore del dio unico Aten (vedi il bellissimo inno ad Aten alle pp. 90ss), un grandioso sistema teologico i cui diversi volti divini sono l’espressione polimorfa di un mondo divino che dà ragione del senso del mondo, degli dei e degli uomini e del loro rapporto reciproco. I testi tradotti dallo Z. sono di grande efficacia e limpidità, resi più accessibili dalle introduzioni e dalle note essenziali. Un glossario e indici connessi fanno di questo studio un’opera altamente raccomandabile.


 
 
 
 
 
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