Inizio > Rivista Antonianum > Articoli > Sorelle Clarisse, Monastero Corpus Domini Ferrara Mercoledì 11 dicembre 2019
 

Rivista Antonianum
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Foto Sorelle Clarisse, Monastero Corpus Domini Ferrara , Dalla Corte al Chiostro Santa Caterina Vigri e i suoi scritti, VI Giornata di studio sull’Osservanza francescana al femminile, Monastero Corpus Domini Ferrara 5 novembre 2011, in Antonianum, 87/4 (2012) p. 825-829 .

Nei luoghi che hanno visto i primi passi e lo sbocciare di Caterina Vigri, ovvero presso il Monastero del Corpus Domini di Ferrara, sabato 5 novembre 2011 si è svolta la VI giornata di studio sull’Osservanza francescana al femminile, promossa dal suddetto Monastero, in collaborazione con la Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani della Pontificia Università Antonianum di Roma e con il Monastero di Santa Lucia di Foligno. Il titolo dato al Convegno “Dalla Corte al chiostro” esprimeva la sottolineatura che si voleva dare alla “formazione culturale e spirituale di santa Caterina negli anni della sua permanenza a Ferrara”, con un’attenzione particolare ai suoi scritti. I relatori ed il pubblico hanno trovato posto nel Coro delle Sorelle che risale alla fine del 1600 e in cui sono tuttora custodite, visibili ai visitatori, le lapidi tombali di molti membri della famiglia estense, le cui vicende si intrecciarono in alcuni casi con quelle di Caterina e delle sorelle che le succedettero.

Ha aperto il convegno la Madre Abbadessa del Monastero, Suor M. Paola Bentini, con un saluto in cui ha sottolineato la grazia dell’evento e insieme come sia rischioso, secondo San Francesco, limitarsi a raccontare le opere dei santi se non si percorre il loro stesso cammino di impegno cristiano; di qui l’augurio che le parole, gli studi e tutto l’impegno profusi nella giornata divengano altrettanti stimoli per una vita ricca e piena come quella di Caterina, segnata dal sigillo della santità. Ha preso poi la parola il Sindaco di Ferrara, l’Avv. Tiziano Tagliani, per sottolineare come eventi di questo tipo siano accolti con gioia da chi vede il benessere dei cittadini non solo in un’ottica di risposta a bisogni materiali ma di investimento in valori spirituali e culturali. Ha concluso questo primo momento introduttivo il P. Pietro Messa, ringraziando tutti coloro che hanno reso possibile l’evento e coloro che, con il loro studio e il loro impegno accademico, danno la possibilità di maturare un approccio sempre più serio e rispettoso alla figura di Caterina Vigri e alla ricchezza spirituale e culturale dell’epoca e del luogo in cui visse.

È iniziato quindi il Convegno vero e proprio con il primo relatore, Enrico Peverada, il quale ha trattato il tema “Spiritualità e devozione femminile nella Chiesa ferrarese del Quattrocento” presentando, sulla scorta di numerosi documenti soprattutto notarili ed ecclesiastici, la prima parte del suo lavoro riguardante le non facili vicende storiche legate alle origini del Monastero del Corpus Domini (propriamente “del Corpus Christi”), diviso tra l’orientamento agostiniano verso cui propendeva il vescovo – secondo le intenzioni iniziali di Bernardina Sedazzari ed alla luce del documento papale del 1419 – e quello francescano, come delibererà il consiglio marchionale nel 1426. Caterina, che entra in convento intorno al 1426, accolta da Lucia Mascaroni (“la nostra prima madre... che me mostro lo modo de servire a Dio”) e che si avvale, in particolare, della direzione spirituale dei francescani dell’Osservanza del Convento di Santo Spirito, non è certo marginale testimone di questo processo difficoltoso e talora drammatico. Il relatore, rimandando alla pubblicazione degli Atti, accenna poi al contenuto della seconda parte del suo lavoro, circa la presenza in Ferrara di forme di vita consacrata a livello familiare, nella prima metà del XV secolo, presso il ceto borghese, rilevabile attraverso lasciti e testamenti destinati a donne (in genere un paio) connotate con varie diciture: “suore della casa”; “bonas mulieres ad servitium Dei”; “pauperibus mulieribus spiritualibus”; “spirituales pauperes amicas Dei”: esperienze queste non riconducibili alle “sorores de Poenitentia”, pure documentate.

Gabriella Zarri, con la relazione “Una regola dei monasteri femminili ferraresi alla fine del secolo XV: il Prologo dell’ordine del vivere neli monasterii di monache et temporale et spirituale (Ferrara, Lorenzo Rossi da Valenza, 1497) ha proposto una riflessione sulla regola di ispirazione agostiniana pubblicata a Ferrara nel 1497 da Lorenzo Rossi da Valenza, opera di Matteo da Ferrara, eremita di Sant’Agostino, noto per la traduzione delle epistole di San Girolamo.

Essa, insieme al ben più noto trattato De plurimis claris et selectisque mulieribus di Iacopo Filippo Foresti, anche lui eremita di Sant’Agostino, fa riferimento ad un’esperienza spirituale femminile che proprio in Ferrara, in un ambiente segnato dalla santità di Caterina Vigri, trova un essenziale punto di riferimento.

Il fine del suo intervento è di presentare questa operetta inserendola nel contesto della letteratura ferrarese coeva indirizzata alle donne e di collocarla all’interno delle correnti spirituali osservanti che operano nel ducato estense tra Quattrocento e primo Cinquecento. Ma l’interesse di quest’opera risiede principalmente nella stretta relazione tra parola e immagine – un aspetto che il pubblico ha immediatamente constatato per mezzo della sistematica proiezione delle immagini presenti nel volume. Ogni capitolo è infatti illustrato da una xilografia, secondo un ben calcolato dispositivo di imagines agentes atte ad imprimere nella memoria i momenti essenziali della vita monastica: da quelli inaugurali e decisivi (come l’arruolamento della novizia, la sua educazione alla preghiera e alla lettura), agli eventi quotidiani (il lavoro manuale, la lettura in refettorio, la ricreazione, i colloqui al parlatorio).

Dopo una breve pausa, il Prof. Marco Bartoli con l’intervento“Caterina Vigri tra Bologna e Ferrara” ha ripercorso la biografia di Caterina, soffermandosi sulla visione che precedette di quasi un anno la sua morte, sigillata dalle parole:

“Et gloria eius in te videbitur”, parole che ebbero un significato speciale nella coscienza personale della Santa e che danno il senso della sua vocazione. Caterina, gravemente malata ma preoccupata per le sorti di un mondo che sembra avvolto nella tenebra (cfr. Is 60,1), comprende che proprio nella sua fragilità si rivela la gloria di Dio che sola può trasformare il mondo. La viola che esattamente in quell’occasione Caterina riprende in mano dai tempi della Corte, lo strumento amato anche da Parisina, la moglie bambina di Nicolò III, può suggerire, senza pretese di storicità, la suggestiva ipotesi che la Vigri, riprendendo a suonare dopo tanti anni, ritornasse con il ricordo all’ infelice giovane marchesa: alla fine della sua vita Caterina avrebbe avuto piena consapevolezza che la vera gloria non è quella che si cerca da sé, come forse pensava Parisina; la gloria vera, quella che si manifesta in Caterina malata, ma che resterà per sempre, è quella di Dio.

Di assoluto rigore scientifico l’intervento di Nicoletta Giovè, “La scrittura e i libri di Caterina Vigri”, che ha proposto un quadro molto ampio della produzione culturale (copia di manoscritti, ma anche opere originali) nei monasteri femminili dell’Osservanza, definendolo poi nei suoi aspetti peculiari nel contesto della grande varietà di “esperienze grafiche” propria del Quattrocento, un secolo in cui i modelli grafici tardo medioevali coesistono accanto alla nuova scrittura umanistica. L’analisi della relatrice sui due autografi accertati – il codicetto delle Sette armi spirituali e il Breviario – mostra un forte collegamento con il sistema della littera textualis, assolutamente indifferente alla scrittura alla moda nel Quattrocento, la minuscola umanistica che, al tempo in cui Caterina studiava, si andava diffondendo anche nell’Italia centrosettentrionale. Non essendo possibile qui elencare i tratti che definiscono la scrittura usata da Caterina, basterà sottolineare che la paleografia, a questo livello di estrema acutezza, non è più una semplice “scienza sussidiaria”, ma indica una via di accesso alla comprensione dei segreti di un’avventurosa esperienza culturale e spirituale.

Il pomeriggio è iniziato con Antonella Dejure il cui intervento “Tra lingua di corte e lingua ‘di pietà’: il volgare delle Sette armi spirituali di santa Caterina Vigri” si situa in una Ferrara in cui la circolazione di testi e di esperienze linguistiche diverse implica una «confluenza di molteplici tradizioni linguistiche e culturali». Lo studio delle varianti linguistiche nell’autografo delle Sette armi propone un’autrice che continua a sottoporre il suo testo a correzioni linguistiche: esse esprimono il tentativo di superamento della condizione dialettale, in un processo di “provincializzazione” forse dovuto al contatto con la tradizione laudistica umbro-toscana e con l’oratoria sacra quattrocentesca e forse dovuto anche a preoccupazioni divulgative, che introdurrebbero in una visione di “rete” tra i vari monasteri, confermata dalla profonda influenza delle Sette armi spirituali sulla formazione e gli scritti delle Clarisse successive a Caterina. La disamina su alcuni nuclei linguistici e relative aggettivazioni del testo suddetto – un numero limitato di vocaboli, ciascuno dotato di un vasto repertorio di aggettivi che ne dilata lo spettro semantico – fa emergere l’iniziativa della Vigri, che maneggia magistralmente ed originalmente la penna, piegando alla sua attuale esperienza spirituale di donna del Quattrocento il vocabolario mistico tradizionale. La nuova stagione dell’Osservanza francescana femminile va affidandosi ad un lessico di realistica comunicazione, ormai sempre più proiettato verso gli orizzonti della lingua volgare.

Silvia Serventi, affrontando il tema “I trattati e le lettere come specchio della cultura di Caterina e delle consorelle”, è partita dall’ ipotesi che le idee e le scritture della Santa vivano in un humus culturale comune, fatto di letture partecipate, di esortazioni e dialoghi, con una diffusa «passione per la scrittura».

La relatrice ha preso in considerazione l’eventuale passaggio di nuclei tematici tra il trattato, le glosse del breviario e i trattatelli compresi nei codici miscellanei conservati presso l’Archivio Arcivescovile di Bologna, in cui compaiono alcuni autografi della Santa e, con la proiezione di schemi, è riuscita a rendere il senso di questa rete di relazioni intertestuali, che portano alla luce opere considerate importanti per la comunità – evidentemente familiari a Caterina e alle sue consorelle, rielaborate a volte con grande libertà. Si pensi alla familiarità con le laudi e i trattati di Ugo Panziera, uno dei poeti francescani sui quali si posò l’attenzione di Federico Ozanam e di cui Caterina ha memorizzato tutto un repertorio di immagini che ha poi riutilizzato in maniera originale. È quindi possibile affermare che la maestra delle novizie, grazie alla sua passione per la scrittura, seppe trasmettere elementi concreti di riflessione relativi all’orazione, alla recita dell’ufficio divino e alla perfezione della vita religiosa, dando vita ad uno dei centri più attivi dell’Osservanza francescana femminile tra Quattro e Cinquecento, la cosiddetta «bottega» del Corpus Domini, (la Serventi prende a prestito dalla storia dell’arte il termine “bottega” per designare la contiguità tra la scrittura della Vigri e quella delle sue discepole) attiva probabilmente sia mentre Caterina era ancora in vita sia dopo la sua morte.

Madre Mariafiamma Faberi, nella relazione “La pedagogia dell’immagine nelle miniature e negli scritti di S. Caterina da Bologna” ha introdotto gli astanti nel raffinato mondo della miniatura, che presso la corte ferrarese seppe attingere alle forme d’arte più innovative del tempo. La relatrice ha sottolineato come nel Breviario la forza evocativa dell’immagine sia abbinata a ricche potenzialità pedagogiche:

Caterina sembra averlo inteso come una sorta di “diario della sua vita spirituale” oltre che come libro di preghiera; negli occhielli delle maiuscole, nei margini di pergamena prima dei capoversi o sullo sfondo delle figure miniate si trovano preziose note personali, talora confidenziali: notizie biografiche, giaculatorie, strofette in rima ora in latino ora in italiano, brevi rivelazioni ed esortazioni alle sorelle. Da qui l’ipotesi che Caterina si servisse della pittura per promuovere la vita spirituale e la riflessione teologica tra le sue sorelle, specie le novizie, stimolate in questo modo all’ascolto e alla riflessione. Un intento che rivela la forza di una eredità dell’Osservanza francescana, nel cui ambito sovente circolavano manoscritti illustrati per rendere anche “visibili” gli insegnamenti di vita spirituale.

Basti pensare a San Bernardino, che visualizzava le sue prediche sulle tavolette con il monogramma del Santo Nome di Gesù dipinto come sole rutilante sullo sfondo della fede, rappresentata da un intenso azzurro cielo. “Se l’uomo è fatto a immagine e somiglianza divina, Dio ha in sé l’immagine umana; se il volto di Dio ha assunto in Gesù il volto dell’uomo, l’uomo ha assunto il volto di Dio”.

Il compito del Prof. Carlo Delcorno è stato quello di ripercorrere e concludere i lavori di questa VI giornata di studio, partendo dal contemporaneo di Caterina, San Bernardino da Siena che “parlava ai senesi delle più avanzate esperienze dell’Osservanza femminile (Milano, Verona e Bergamo) convinto che la cosa riguardasse il suo pubblico, costituito prevalentemente da laici e soprattutto da donne”. Il rapporto tra piazza e convento, tra predicazione dell’Osservanza e letteratura elaborata nei monasteri delle Clarisse, la rete fittissima

che si intravede tra i diversi monasteri si saldano da vicino con il tema di questa giornata che si è trovata a toccare un così ricco sistema di relazioni, l’intreccio di esperienze comuni a predicatori dell’Osservanza e umanisti, gli scambi tra la corte e il chiostro, “in un singolare e originale nodo di cultura e santità”.

A conclusione dell’evento, l’Ensemble di musica medievale ‘La Reverdie’ ha offerto un concerto di musica quattrocentesca e testi dei Dodici Giardini e delle Laudi. Suggestivi, all’inizio e alla fine del concerto, i due brevissimi saggi di danza quattrocentesca in costumi d’epoca offerti dal gruppo ‘Unicorno’. Ora c’è solo da aspettare la pubblicazione degli Atti della giornata che saranno editi nella collana “Viator” delle Edizioni Porziuncola.


 
 
 
 
 
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