Inizio > Rivista Antonianum > Articoli > Dejure Venerdì 04 dicembre 2020
 

Rivista Antonianum
Informazione sulla pubblicazione

 
 
 
 
Foto Dejure Antonella , B. Battista da Varano, Il felice transito del beato Pietro da Mogliano, a cura di Adriano Gattucci, ofm (Sentimento religioso e identitā italiana 4), Ed. SISMEL, Firenze 2007, in Antonianum, 84/1 (2009) p. 179-184 .

Venerdì 5 dicembre 2008 si e svolta a Roma, presso il Centro Culturale Aracoeli, la presentazione dell’edizione critica dell’opera della beata Battista da Varano, Il felice transito del beato Pietro da Mogliano, curata da p. Adriano Gattucci, ofm, e pubblicata all’interno della collana “Sentimento religioso e identità italiana” (Edizioni SISMEL, Firenze 2007), diretta da Claudio Leonardi.

L’incontro si e aperto con il saluto di p. Pietro Messa, ofm, preside della Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani della Pontificia Università“Antonianum”, Scuola che ha collaborato all’organizzazione e alla realizzazione di questo importante evento che si inserisce – come il preside ha sottolineato nel suo discorso – sia nelle iniziative del 550o anniversario della nascita della beata Battista da Varano, portate avanti in primo luogo dalle clarisse del monastero di Santa Chiara a Camerino, sia nelle giornate di studio sulle clarisse dell’Osservanza, che ormai da tre anni costituiscono un appuntamento fisso e di alto approfondimento scientifico per quanti, studiosi e non, desiderano occuparsi della storia del Francescanesimo e del movimento religioso femminile ad essa strettamente legato. Sulla base di questa prospettiva l’edizione critica di p. Adriano Gattucci, oltre a rappresentare di per sé un risultato di notevole interesse tanto per le molteplici implicazioni storico culturali, quanto il rigore delle scelte filologiche, viene cosi ad essere anche un’anticipazione della prossima giornata di studio sull’Osservanza femminile che si terrà il 7 novembre 2009 proprio a Camerino e che sarà incentrata su La beata Battista da Varano e i suoi scritti.

A conclusione del suo intervento, il preside ha ringraziato e ha introdotto i relatori: la professoressa Barbara Faes de Mottoni, del Consiglio Nazionale Ricerche; il professor Jacques Dalarun, membro dell’Institut de recherche et d’histoire des textes di Parigi, e p. Alvaro Cacciotti, ofm, professore presso la Pontificia Università “Antonianum”.

Nel suo intervento la Faes de Mottoni presenta la nuova collana “Sentimento religioso e identità italiana” pubblicata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, collana che nel corso del 2007 ha prodotto, oltre al libro di p. Adriano Gattucci, già quattro importanti volumi.

Seguendo l’ordine cronologico di pubblicazione, viene inizialmente ricordato il libro di Marta Romano, sul domenicano Giovanni Dominici, vissuto a Firenze tra la seconda meta del XIV e la prima meta del XV sec. Il volume e un vero e proprio catalogo delle opere e dei manoscritti di questo poliedrico autore e rappresenta un indispensabile strumento di lavoro per ulteriori ricerche.

Isabella Gagliardi ha invece pubblicato una ricostruzione estremamente dettagliata e precisa dell’intera biografia di Domenica da Paradiso, della quale vengono particolarmente messi in luce gli aspetti riguardanti il percorso di formazione interiore e il contesto storico, la Firenze di Girolamo Savonarola, in cui questa mistica si trovo a operare.

Viene poi segnalata, per la difficoltà del lavoro ecdotico e per l’approfondimento dottrinale dei temi trattati, l’edizione critica curata da Alessandra Bartolomei Romagnoli del secondo e del terzo libro delle Rivelazioni di Giovanna Maria Della Croce, una clarissa riformata di Rovereto del XVII sec.

Uno spazio particolare e riservato nella relazione della Faes de Mottoni al quarto volume. Si tratta degli Atti di un Convegno Le parole della mistica. Problemi teorici e situazione storiografica per la composizione di un repertorio di testi, svoltosi a Genova nel 2006. Il libro e strutturato su un duplice impianto, una parte teorica e una pratica, e ha come obiettivo quello di costituire un repertorio di testi della letteratura mistica occidentale, dal papato di Gregorio VII fino alla Rivoluzione francese.

Partendo dall’analisi della parte di carattere pratico, la Faes de Mottoni descrive il metodo seguito e gli strumenti usati per l’allestimento del repertorio e segnala come l’aspetto davvero interessante di tale lavoro sia la divisione per ordini religiosi (mistica cistercense, carmelitana, francescana, domenicana, agostiniana): una prospettiva, questa, che mette in ombra quella della specificità del genere (mistica femminile vs. mistica maschile) propria della storiografia anglosassone e americana, di cui negli ultimi anni si è molto abusato. Tra i vari contributi viene particolarmente messo in luce quello di Francesco Vermigli che, chiedendosi se oltre alla “mistica dei cistercensi” esista anche una “mistica cistercense” con uno statuto proprio, apre una nuova linea di ricerca, volta a individuare la possibile esistenza di una mistica costitutiva per carattere, modalità e spiritualità di ogni singolo ordine religioso.

Rispetto a tale questione la relatrice si chiede a sua volta se, ad esempio, si possa parlare di una mistica specificatamente francescana e non solo di una “mistica dei francescani”.

La studiosa si concentra poi sulla prima parte del volume, dove viene affrontato il problema della definizione teorica della mistica, così da determinare quali opere abbiano le caratteristiche per entrare in un repertorio di testi mistici. In particolare viene esaminata la definizione data da Peter Dinzelbacher che descrive ogni esperienza mistica come una ≪fusione completa dell’anima con la divinità, di solito tramite un’estasi≫ (p. 22) e che include nella letteratura mistica esclusivamente i testi in latino o nelle lingue volgari dell’Occidente dal secolo XII fino a oggi. Per la Faes de Mottoni questa definizione estremamente ristretta della mistica, se da un lato ha il vantaggio di arginare la genericità di una letteratura che sotto l’etichetta di mistica tende ad includere una tipologia di testi molto variegata, dall’altro sembra presentare dei punti deboli – o comunque molto discutibili – sia sul piano storico sia su quello filosofico-teologico. Sicchè in conclusione viene contrapposta alla durezza e al forte riduzionismo della definizione di Dinzelbacher la posizione di M. de Certeau che in una riflessione presente nel volume La fable mystique fa emergere in modo molto meno tecnico tutti i termini e i significati presenti da sempre nelle grandi scritture mistiche, come il tema del viaggio, della mancanza, del desiderio di andare oltre e dell’essere abitato.

Il preside Pietro Messa ringrazia la professoressa Faes de Mottoni e sottolinea la necessita di affrontare e di approfondire le osservazioni sulla specificità di una “mistica francescana”, anche per inquadrare in modo non generico e da una prospettiva metodologicamente nuova le iniziative culturali – come il Convegno sulla beata Angela da Foligno e la mistica francescana – che la Pontificia Università “Antonianum” e i centri di ricerca ad essa collegati stanno collaborando ad organizzare per i prossimi anni.

Il secondo relatore, Jacques Dalarun, in apertura del suo discorso mette subito in luce il ruolo fondamentale che Battista da Varano assume nella storia della letteratura mistica italiana, come si deduce dalla profondità dei contenuti e dalla quantità dei suoi scritti, pubblicati per la prima volta da Giacomo Boccanera nel 1958 (Beata Camilla Battista da Varano, Le opere spirituali). La figura di suor Battista viene poi inquadrata nel più ampio contesto della storia della santità femminile italiana tra Due e Quattrocento, una storia che presenta al suo interno numerose divergenze sociologiche, culturali e religiose. In particolare – fa notare Dalarun – le mistiche medievali non avevano accesso alla scrittura ed erano quindi sottomesse alla mediazione di frati, confessori, agiografi, segretari ai quali spettava il compito di trascrivere, perlopiù in latino, le loro esperienze interiori; diversamente nel Quattrocento le sante donne, quasi sempre provenienti dalle più elevate famiglie cittadine che dominavano l’Italia centro-settentrionale e fortemente impegnate nel movimento dell’Osservanza francescana, redigevano in maniera autonoma le loro opere, prediligendo il volgare piuttosto che il latino, che pure conoscevano e usavano. Proprio di questa seconda ondata Battista da Varano offre il culmine e quasi la chiusura, anche sul piano cronologico.

Il relatore ricorda quindi le tappe fondamentali della biografia di Battista da Varano e della sua produzione letteraria, un produzione che si arresta bruscamente dopo il 1491, anno in cui vedono la luce alcuni dei suoi scritti più importanti, tra cui la Vita spirituale, l’autobiografia dedicata a Domenico da Leonessa, e il Felice Transito del beato Pietro da Mogliano, indirizzato a Elisabetta Gonzaga, duchessa di Montefeltro. All’interno di questo anno così fecondo sul piano letterario la scelta di p. Adriano Gattucci di dare una nuova edizione del Transito appare dunque quanto mai significativa non solo perchè quest’opera rappresenta un documento importante per ricostruire il legame tra due figure di spicco del Francescanesimo osservante, Battista da Varano e la sua guida spirituale Pietro da Mogliano, ma anche per l’interesse della tradizione manoscritta di questo testo.

Oltre che dal manoscritto Vaticano Latino 9480, confezionato nel 1494 nel monastero di Santa Maria Nova delle Clarisse di Ancona, il Transito e trasmesso da un altro prezioso testimone: il manoscritto 4 della Biblioteca Ferretti-Brocco di Mogliano, manoscritto autografo di Battista e contenente le aggiunte marginali, anch’esse autografe, di fra Francesco da Monteprandone, a cui la Varano aveva inviato il testo per correzioni e complementi. Al riguardo Dalarun sottolinea l’importante operazione compiuta da Battista che, ricopiando in blocco alla fine della narrazione le note di fra Francesco, di fatto si riappropria del suo ruolo di autrice e della totale autorità della sua opera. Questa particolare situazione testuale viene rigorosamente rispettata nell’edizione di p. Adriano Gattucci che con scelte ecdotiche sempre perspicaci ha privilegiato l’autografo di Battista, integrandolo col codice Vaticano per i primi 62 paragrafi che mancano nel codice acefalo di Mogliano.

Dopo aver ricordato alcune tra le più significative tappe della carriera accademica e dell’articolata attività scientifica di p. Gattucci, uno dei più importanti specialisti della storia del Francescanesimo in generale e in particolar modo dell’Osservanza francescana marchigiana, il relatore esamina le fonti e i modelli agiografici presenti nel Transito, un genere di antica tradizione che la beata Battista riesce a rivisitare in chiave specificatamente francescana.

Viene infine fornita una interpretazione di carattere storico-politico: per Dalarun il sistema di relazioni e soprattutto di filiazioni tanto carnali quanto spirituali presenti nel Felice transito mostra il legame strettissimo che tra Umanesimo e Rinascimento univa le famiglie signorili delle corti dell’Italia centro-settentrionale e l’Osservanza minoritica; un rapporto che non si esauriva solo sul piano della formazione spirituale e culturale, ma che si alimentava all’interno di una vera e propria ragion di Stato. In particolare i monasteri clariani osservanti, che dall’epoca dei Trinci ospitavano le figlie o le vedove dell’elite dirigente italiana, dovevano essere la vera culla del mondo politico del tempo, il “deposito di garanzia” dell’unità politica italiana nell’età delle Signorie: un modo efficace per creare un sistema di consensi e di alleanze, che nel caso dei Varano crollerà, come e noto, sotto i colpi dei Borgia.

A commento del secondo intervento il preside Pietro Messa fa notare come i numerosi spunti di ricerca e di approfondimento presenti nella relazione di Dalarun non possano essere disgiunti dal più ampio contesto degli studi sulle Clarisse dell’Osservanza che in questi ultimi anni si stanno portando avanti.

La parola passa quindi a p. Alvaro Cacciotti che si concentra sugli elementi della dottrina spirituale presenti nell’opera della Varano, inquadrandoli nel contesto della storia della spiritualità clariana. Il Transito – nota da subito lo studioso – non e solo un racconto in cui la beata ricorda con affetto la sua guida spirituale, ma costituisce il documento più autentico della santità di Pietro da Mogliano, una santità che la Varano vuole appunto testimoniare non solo nel contesto cittadino camerte ma anche in un quadro sociale, politico e religioso molto più articolato che si dispiega lungo il sentiero tracciato dall’azione apostolica e dalla spiritualità dell’Osservanza francescana.

Per testimoniare come la storia della vita interiore del moglianese sia storia inequivocabile di santità suor Battista non si serve di un’opera dottrinale, ma appunto di un ‘transito’, costruito su più registri e a livelli diversi: se da un lato Pietro e il documento di un modello di santità che ha in Francesco d’Assisi l’iniziatore, dall’altro il cammino di Pietro e il cammino di fede di ogni uomo, cosi come viene da sempre indicato dalle Sacre Scritture, dal pensiero cristiano e dalla tradizione propriamente francescana (Cacciotti segnala al riguardo le numerose fonti individuate da Gattucci nel testo). In particolare il Francescanesimo osservante aveva da tempo proposto e diffuso attraverso la predicazione una nuova visione della vita, considerata non più nei suoi aspetti assoluti ed eterni ma anche nei suoi aspetti quotidiani, familiari, sociali, al fine di dimostrare come ciò che e umano non fosse estraneo alla Rivelazione cristiana. In tale prospettiva non c’e separazione tra umanità e santità, perchè la santità e davvero l’espressione più alta per l’uomo che raggiunge Dio. Suor Battista, donna colta e clarissa osservante di raffinatissima spiritualità, trasferisce nel Transito questa nuova concezione dell’esistenza, dimostrando, senza alcuna ridondanza e con estrema perizia letteraria, come Pietro da Mogliano sia stato in ogni fase della sua vita vero modello di santità: nella malattia (cap. I), nella sua attività di predicatore spesso tentato dal demonio (cap. II), nel momento della morte (cap. III), fino a quando la santità ormai raggiunta si manifesta per iniziativa divina nella grazia di far miracoli prima in vita e poi in morte (cap. III). In ogni circostanza Pietro non smette mai di rapportarsi con Dio, fino ad entrare in piena unione con Lui. Il significato e il fine del Transito stanno dunque per il relatore proprio nella presa di coscienza che, qualunque sia la sua condizione e in ogni circostanza dell’esistenza, l’uomo ha sempre la possibilità di rapportarsi con Dio e di realizzare un cammino di vera santità. In tal senso con il Transito la Varano realizza un’operazione di profonda istruzione cristiana, operazione presente anche in altre sue opere che qui sono comunque riflesse.

Il preside ringrazia p. Alvaro Cacciotti e apre lo spazio per gli interventi: il professor Marco Bartoli fa alcune osservazioni sulla relazione umanità - santità e sulla figura di Cesare Borgia.

Prende infine la parola p. Adriano Gattucci che, dopo i ringraziamenti, sottolinea come il Transito rivesta un ruolo fondamentale nella produzione della Varano proprio perche autografo, e in quanto tale testimonianza preziosa, oltre che vera reliquia, di suor Battista. Di fronte a un testo del genere il curatore ha voluto mettersi pienamente al servizio dell’autrice, per far si che la sua figura di principessa, scrittrice e santa arrivasse anche al lettore moderno nella sua autenticità e totalità.


 
 
 
 
 
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