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Rivista Antonianum
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Foto Bux Nicola , Libri nostri: A. Garuti, Il mistero della Chiesa: Manuale di ecclesiologia, in Antonianum, 79/2 (2004) p. 401-403 .

Un tempo, la sistematica esigeva che i singoli trattati fossero progettati e concepiti insieme, onde raggiungere il loro fine, che non è altro se non di mettere in evidenza la “multiforme sapienza di Dio, secondo il progetto eterno che (Dio) ha attuato in Cristo Gesù nostro Signore”(Ef 3,10-11). Ma, dopo il Vaticano II, si è prodotto un vuoto, a motivo sia del necessario adeguamento dei vecchi trattati sia del molto opinabile sviluppo teologico che è assurto al rango di dottrina e di teologia. Che fare? Dispereremo di ritornare alle idee chiare e distinte? Ci dovremo rassegnare a manuali narcisistici e logorroici, espressioni di pensieri deboli e ambigui anche in campo teologico?

Il testo del teologo Adriano Garuti dà spessore alla speranza. Chi non conosce l’autore apprezzerà la chiarezza espositiva e lo stile sobrio e conciso, così necessario per gli studenti, e non solo – come egli stesso dice – si tratta di un manuale di tipo classico, che dà una visione globale del mistero della Chiesa e non si sofferma a trattare temi specialistici (presentazione, 9).

Non poteva essere più appropriata la ‘cifra’ scelta, quella del mistero, la stessa della Lumen gentium. Provenendo dall’unico mistero di Cristo, esso ne considera e ne accentua un aspetto, se vogliamo, rilevante e fondamentale: quello della Chiesa suo corpo. Proprio perché ‘suo corpo’, non è autonomo, per esempio, dalla cristologia da un lato, dalla sacramentaria dall’altro (ma anche da tutti gli altri che compongono la trattatistica teologica), che sono reciprocamente correlati, vicendevolmente attratti e in certo modo inclusi, come si può vedere nel capitolo sull’ecumenismo. Ogni trattato sporge sull’altro, ed è dall’altro come aiutato e sostenuto, tutti trovando la loro illustrazione dall’intero e dall’insieme del mistero. In un tempo in cui, come ebbe a dire il card. Giacomo Biffi, ‘si muore di specializzazione’ (ahinoi! anche nelle Facoltà teologiche) in controtendenza, Adriano Garuti offre un ampio sguardo sulla Chiesa: come nasce, si può dire, dalla Trinità per giungere alla missione nel mondo; uno sguardo che gli viene, oltre che dalla sua ampia e profonda preparazione, anche dalla sua esperienza pluridecennale in un osservatorio speciale come la Congregazione per la dottrina della fede. Nessuno si allarmi. Proprio questo permette all’Autore di offrire a tutti, specialmente agli studenti di ecclesiologia, una chiara ed ordinata esposizione dei contenuti dottrinali fondati sulla Scrittura e sulla tradizione, dei pronunciamenti del magistero ordinario e straordinario e delle diverse opinioni teologiche, senza possibilità di confondere i primi con le seconde, come spesso accade di constatare in non pochi manuali di Seminari e Facoltà teologiche.

La prima preoccupazione del manuale di ecclesiologia di Adriano Garuti è quella di collocarsi nel mistero di Cristo e di giustificarsi in esso, mentre tutto quanto riguarda l’irriducibile originalità dell’evento, che continua a vivere nella Chiesa, appare ed è applicato nella sistemazione analitica del trattato stesso: il fondamento trinitario e quello scritturistico, nei quali si rivela il mistero ecclesiale; la costituzione gerarchica e la missione salvifica a cui la Chiesa intera deve essere votata come popolo e come ministeri, le dimensioni missionaria, escatologica e mariologica, che la manifestano al mondo.  In specie l’ultimo capitolo, dedicato agli elementi di ecclesiologia ecumenica - e ancor prima il capitolo II col paragrafo sui modi di appartenenza ecclesiale - offre un prezioso strumento comparativo con le ecclesiologie non cattoliche. Inoltre, è da ritenere fondamentale l’introduzione sull’ecclesiologia oggi, nella quale risalta la distinzione tra quella conciliare e quella postconciliare: permette di valutarne la storia e gli sviluppi in modo diacronico, senza amputazioni o accentuazioni unilaterali. Una capacità di distinzione, quella dell’Autore, oggi diventata merce rara. Infatti, la rinuncia a distinguere ciò che è distinto porta alla confusione e nega quello che magari, in principio, si voleva difendere. Per esempio, si dice spesso che tutto è grazia: ma, se così fosse, non ci sarebbe più grazia. Come non tutto ciò che è religioso o umano è nello stesso tempo Chiesa e ecclesiale. Quindi, come ultima conseguenza, la disposizione gerarchica de Il mistero della Chiesa appare come gemmata appunto dall’unico mistero.

 Dal manuale di Garuti si comprende che cos’è la teologia: essa è – ci limitiamo a un cenno rapido – lo sforzo di comprendere, meglio, di rendere il mistero, che appare così come il ‘pregiudizio’ della teologia, ossia il suo fondamento, la sua materia e la sua sorgente e, per questo, il suo necessario impulso. In questo senso si può dire che ogni credente è in germe un teologo. Perciò il libro di padre Garuti può essere letto da chiunque, chierico o laico, dotto o semplice. Fuori del mistero e della sua assunzione nella fede, la teologia non può che ridursi ad astrazione, limitarsi a ipotesi e a finire nell’irrealtà. La fede non può non maturare in teologia, e il credente non può non essere teologo, proprio perché il momento e il livello teologico non le si aggiungono dall’esterno, ma crescono dall’interno della fede, gravida del mistero.

Perciò la Chiesa non può non essere teologa; i teologi in lei non sono semplicemente degli utili accessori: Tommaso li paragonava agli occhi (“quasi oculi”); a generarli sono il fervore stesso e la passione del mistero. I teologi sono dei credenti, dotati di capacità, di voglia, di possibilità, di tempo non di razionalizzare il mistero, o di imporgli le ragioni, ma di renderlo audacemente e umilmente trasparente. Per questo è prezioso l’excursus alla fine del cap.IV sulla vocazione ecclesiale del teologo. Nella convinzione d’altra parte che il linguaggio teologico ha per sua natura dei limiti, e ne è consapevole – ma non tutti lo sono – deputato com’è a dire e rappresentare l’Ineffabile. Garuti non è tentato dal silenzio, ma nemmeno dalla loquacità eccessiva, cioè un linguaggio pretenzioso che finisce con l’essere impertinente e vano. Anche in questo egli è francescano.

In un clima culturale  dominato dal relativismo gnoseologico e dal pensiero debole, è ancora possibile proporre l’unità del pensiero, come hanno fatto i padri, s. Anselmo, gli scolastici, Scheeben, Newman. Questo manuale è uno strumento prezioso – e speriamo che dia impulso ad altri apporti – per il recupero dell’unità nel pensare la realtà della Chiesa. Nello stesso tempo, non si può non auspicare che esso favorisca il nascere della ‘scuola’ con gli studenti, innanzitutto dove l’autore insegna e poi là dove il manuale sarà adottato, e contiamo che avvenga soprattutto nei seminari e nelle facoltà. Il professor Garuti risponde con questo manuale “alle esigenze di una nuova generazione di studenti che ha forte bisogno di sintesi”(R. Fisichella, Presentazione, p 89).

Certamente il manuale di Garuti guida a comprendere ciò che è già Chiesa e ciò che è chiamato ad esserlo. Questo discernimento è l’asse portante di quest’opera che guarda al magistero conciliare e a quello di Giovanni Paolo II, contribuendo a preparare il rinnovamento del pensiero cristiano.


 
 
 
 
 
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