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Rivista Antonianum
Informazione sulla pubblicazione

 
 
 
 
Foto , Libri nostri: MARIA DOMENICA MELONE S.F.A., Lo Spirito Santo nel De Trinitate di Riccardo di San Vittore , in Antonianum, 76/2 (2001) p. 383-386 .

Vissuto nel XII secolo e profondamente aperto ai fermenti di novità che il suo tempo andava maturando, Riccardo di San Vittore fu maestro di spiritualità, teologo e dialettico sottile e ancor oggi continua ad attirare l’interesse degli studiosi per la sua produzione letteraria ricca e polivalente, corroborata da un’intensa esperienza spirituale-contemplativa e caratterizzata da notevole rigore speculativo. Il suo itinerario teologico, maturato nell’alveo della tradizione agostiniana e permeato da una significativa originalità, trova nel concetto di caritas il proprio centro ideale ed il criterio guida. Ponendosi all’interno di questo itinerario, M.D. Melone ha cercato di sondare la riflessione pneumatologica del maestro vittorino, che si rivela profonda, originale e capace di offrire feconde indicazioni alla teologia contemporanea. Il titolo del libro indica già le coordinate entro le quali la ricerca è stata condotta: lo Spirito Santo nel De Trinitate. Si tratta, cioè, di uno studio sullo Spirito Santo all’interno di uno studio più globale sul trattato trinitario di Riccardo: la fisionomia e l’azione della terza persona vengono infatti tratteggiate a partire dalla sua speculazione trinitaria. A questo proposito, va subito notato che dalla bibliografia utilizzata si evince non solo che sono stati presi in esame gli apporti più importanti sul De Trinitate pubblicati finora, ma anche che non esistono contributi dedicati espressamente alla pneumatologia di Riccardo di S. Vittore; perciò, questo testo può contribuire ad una più estesa conoscenza del pensiero teologico del maestro, mentre, di riflesso, arricchisce il settore degli studi riguardanti la persona e l’opera dello Spirito Santo.

Il progetto teologico del De Trinitate nasce da una pretesa, maturata in Riccardo di S. Vittore anche a motivo della sua familiarità con il pensiero di Agostino e di Anselmo: misurarsi con il mistero del Dio Uno e Trino alla ricerca di rationes necessariae, accessibili alla ragione.

M.D. Melone si sofferma particolarmente ad approfondire l’argumentum amoris, con l’esigenza di liberarlo dal sospetto antropomorfico e di restituirlo al suo carattere analogico ed epistemologico. La conclusione alla quale giunge è che l’argomento non si fonda sic et simpliciter sulla fenomenologia dell’amore umano, non rappresenta cioè una semplice trasposizione o sublimazione in Dio dei rapporti umani d’amicizia. Al contrario, il valore dell’argumentum amoris scaturisce proprio dall’intuizione fondamentale del trattato, secondo la quale in Dio l’essere coincide con l’amore.

La pneumatologia del De Trinitate è emersa da questa riflessione trinitaria, riflessione svolta da Riccardo facendo ricorso, accanto all’argumentum amoris, ad un’altra chiave ermeneutica fondamentale: la nuova definizione di persona intesa quale existentia incommunicabilis, realtà relazionale. Lo Spirito Santo è la persona divina intorno alla quale l’impostazione speculativa di Riccardo ha maggiormente proposto una visione originale. Tale originalità è data proprio dalla formulazione dell’idea di Condilectus, che rappresenta pertanto il fulcro dell’indagine. Nel Condilectus si rivela il rigore speculativo con cui l’autore ha analizzato la dimensione interpersonale dell’amore, in una significativa diversità dal modello agostiniano: se l’anonimia dello Spirito ha da sempre comportato il rischio di una sua rappresentazione spersonalizzata, nella riflessione riccardiana lo Spirito è concepito e presentato con un volto personale, quello dell’Amico comune, con un chiaro passaggio dalla prospettiva intra-soggettiva a quella inter-soggettiva ed interpersonale.

Lo studio pneumatologico si svolge in due momenti. In un primo momento, M.D. Melone propone l’analisi dei testi pneumatologici per far emergere l’armoniosa costruzione del magister, che tesse le sue speculazioni procedendo per cerchi concentrici. Condilectus, Amor debitus e Donum sono le tre denominazioni dello Spirito intorno alle quali Riccardo costruisce il suo pensiero, in un costante rimando ai concetti fondamentali della sua teologia. La lettura dei testi consegna con immediatezza il significato di cui l’autore ha caricato l’idea del Condilectus: nel dinamismo d’amore della vita intratrinitaria, il Condilectus è la gratuità dell’accoglienza, che rende possibile la gratuità della donazione delle altre due persone. Egli infatti accoglie l’amore del Padre e del Figlio che diligunt concorditer tertium, rivelando così che la generosità dell’accogliere è grande quanto la generosità del dare, di cui rappresenta il compimento. La presentazione dettagliata della teologia della condilectio costituisce il secondo momento dello studio propriamente pneumatologico ed è stata articolata nei tre ambiti fondamentali, riguardanti la persona dello Spirito, il suo procedere dal Padre e dal Figlio e, infine, la sua azione nella storia della salvezza. Per quanto riguarda la fisionomia della terza persona, l’autrice ha voluto verificare fino a che punto è possibile riconoscere nel Condilectus il nome proprio dello Spirito, interrogando tanto la sua capacità di indicare la relazione con le altre due persone divine, quanto la possibilità di esprimere la proprietà personale dello Spirito Santo. La condilectio diviene poi criterio fondamentale anche per comprendere il procedere della terza persona; anzi, si presenta come la forma propria della spirazione secondo la visione di Riccardo, che pone la proprietà personale dello Spirito nel suo procedere ab utroque. Il pensiero del Vittorino non è meno fecondo quando egli considera l’agire salvifico dello Spirito. Anche in questa prospettiva lo studio coglie un aspetto tipico dell’impostazione riccardiana: lo Spirito è Dono, ma nel tempo, non nell’eternità, in quanto viene donato agli uomini perché li renda capaci del proprio amore, cioè dell’amore di riconoscenza. Il suo essere Dono nella storia rimanda al suo essere nella Trinità Amor debitus, così che questa acquisizione, con la sua relazionalità, la pienezza dell’amore che indica e la sua la dinamicità, si pone in una posizione centrale per l’intera  pneumatologia del trattato.

Il libro ha dunque voluto mettere l’evidenza l’originalità della condilectio, che si profila come il superamento e l’inveramento della reciprocità stessa dell’amore, alla luce del suo carattere completivo, in quanto essa porta a compimento la comunicazione dell’amore all’interno di Dio, così come all’esterno l’opera dello Spirito porta a compimento la comunicazione di Dio. In questo senso la condilectio aiuta anche ad approfondire la comprensione dello Spirito quale estasi di Dio. Seguendo Riccardo nel suo sforzo di riflessione attenta ed acuta sulla vera et summa caritas, lo studio di M.D. Melone propone una visione della Trinità come comunione aperta, perciò capace di dare ragione della missione dello Spirito Santo come dell’azione instancabile che porta gli uomini ad una analoga comunione con Dio. In definitiva, nella teologia della condilectio il volume vuole riconoscere a Riccardo di S.Vittore il grande merito di offrire un’immagine viva della sovrabbondanza d’amore divino, in cui la reciprocità d’amore del Padre e del Figlio nello Spirito è una reciprocità aperta, non possessiva né egoistica, ma accogliente ed oblativa, realmente relazionale perché comunicativa: Condilectio jure dicitur, ubi a duobus tertius concorditer diligitur, socialiter amatur, et duorum affectus tertii amoris incendio in unum conflatur” (De Trinitate III, 19).

 

 

 


 
 
 
 
 
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