Inizio > Rivista Antonianum > Articoli > Rodriguez Carballo Martedì 24 novembre 2020
 

Rivista Antonianum
Informazione sulla pubblicazione

 
 
 
 
Foto Rodriguez Carballo José , Inaugurazione dell´Anno Accademico 1999/2000. Messaggio del Segretario Generale per la formazione e gli studi, in Antonianum, 74/4 (1999) p. 753-756 .

A tutti: Rettore Magnifico, Professori, Ufficiali, Studenti e Personale del Pontificio Ateneo Antonianum, il mio fraterno e cordiale saluto di Pace e Bene.

Con gioia mi unisco alla vostra celebrazione eucaristica, con la quale si apre l’Anno Accademico 1999-2000, facendomi interprete del saluto del Ministro generale e Gran Cancelliere del nostro Ateneo, degli altri membri del Definitorio generale e della Segreteria generale per la Formazione e gli Studi.

Le condizioni di vita dell’uomo moderno sono cambiate così rapidamente in questi ultimi anni del secondo millennio che possiamo senz’altro dire, con il Concilio Vaticano II,  di trovarci “di fronte ad un nuova epoca della storia umana” (GS=Gaudium et Spes, 54).

Questa “nuova epoca”, però, è per la Chiesa un kairos, un tempo favorevole per la nuova evangelizzazione, intesa qui come azione per portare la Buona Notizia a tutti gli strati dell’umanità, in modo che la forza del Vangelo la trasformi dal di dentro e così la stessa umanità diventi nuova. Si tratta, in definitiva, di raggiungere e trasformare la cultura attraverso il Vangelo, e cioè: i criteri di giudizio, i valori determinanti, i centri di interesse, le linee del pensiero, le sorgenti ispiratrici e i modelli  della vita dell’umanità, spesso in contrasto aperto con il Vangelo.

Tanto se per cultura intendiamo la formazione del pensiero, come se intendiamo il modo particolare con il quale le persone si relazionano con il creato, con se stesse e con Dio (cf. GS 53), dobbiamo ammettere che la frattura tra il Vangelo e le cultura è, senza dubbio, uno dei maggiori drammi della nostra epoca e che pertanto la Chiesa – e pure l’Ordine dei Frati Minori –, è chiamata ad impegnarsi in una generosa evangelizzazione della cultura, come una delle sfide più urgenti del momento attuale. Solo quando la cultura si incontra con il Vangelo, l’uomo raggiunge la sua pienezza di creatura ad “immagine e somiglianza di Dio” (Gen 1,26) e, soltanto allora, l’uomo “afferma la sua dignità personale vivendo conformemente alla verità profonda del suo essere” (Veritatis Splendor 53), aperto all’universale e alla trascendenza (cf Fides et Ratio 70) e lontano dalla tentazione egocentrica che lo porta a considerarsi indipendente o superiore agli altri, e dalla tentazione antropocentrica che lo conduce a considerarsi sganciato dal suo Creatore (cf Pontificio Consiglio della Cultura, Per una pastorale della cultura, 2, Roma 1999).

La nostra cultura, perché non diventi una cultura di peccato e di morte, deve essere “rigenerata attraverso l’incontro con la Buona Novella” (cf Evangelii Nuntiandi 18-20). È tale incontro tra il Vangelo e la cultura attuale che creerà una realtà nuova, un nuova cultura che possiamo qualificare, con il Papa Giovanni Paolo II,  come cultura “originale” (cf Redemptor Hominis 10) e pienamente umana, poiché è la cultura dell’amore e della solidarietà; amore e solidarietà che a loro volta genereranno la civiltà dell’amore.

Questa cultura e questa civiltà dell’amore e di solidarietà pongono al centro il valore della persona, al di là dei limiti che le sono propri, e l’amore incondizionato verso gli altri, che conduce chi ama a riconoscere negli altri dei regali, dei doni del Signore. Nello stesso tempo pongono al centro il primato di Cristo, come fonte inesauribile di vita e di comunione (cf Col 1,8-12; Ef 1,8) e dunque come fondamento di detta civiltà dell’amore.

A mio modo di vedere, la grande missione della Chiesa alle soglie del terzo millennio è la seguente: costruire un progetto culturale che, ponendo al centro del cosmo e della storia Cristo, Redentore dell’uomo (cf Ibid. 1), rinnova la vita degli uomini, conducendoli a scoprire o a riscoprire la ragione ultima del vivere, in qualsiasi situazione della vita in cui si vengono a trovare, e aprendoli al Signore che sta alla porta di ciascuno e chiama affinché gli venga aperto e così possa fare nuove tutte le cose (cf Ap 21,5). Una fede che non si trasforma in cultura è una fede che non è pienamente accolta, né seriamente pensata, né fedelmente vissuta.

Per ottenere tale progetto culturale che immetta la fede nel cuore della nostra cultura per purificarla, fecondarla e arricchirla, è indispensabile il sapere comunicare. Non basta parlare o scrivere per farsi intendere e dunque comunicare. È necessario parlare il linguaggio della nostra gente, degli uomini di oggi (cf GS 44). Allorché il destinatario era in sintonia con il messaggio e ben disposto ad accogliere globalmente il Vangelo, per la sua cultura impregnata di cristianesimo, facilmente poteva ricevere e comprendere ciò che gli veniva proposto. Nelle circostante in cui ci troviamo a vivere, caratterizzate queste da una grande pluralità culturale, è fondamentale coniugare l’annuncio con le condizioni della sua accoglienza; è necessaria una presentazione rinnovata del messaggio cristiano, sostenuta da una fedeltà creativa e una vita autentica di chi si affida a questo progetto culturale. È indispensabile ascoltare le grandi domande esistenziali dell’uomo di oggi, per non dare risposte a domande che nessuno si pone. È necessario, anche, discernere e scoprire, alla luce dello Spirito Santo, i “semi del Verbo” presenti nell’attuale nostra cultura, affinché non avvenga, colpiti dal complesso di Maria di Magdala, che non riesce a riconoscere il Risorto a causa delle lacrime, di non riuscire a “vedere” il Signore della storia presente, senza dubbio di sorta, nel nostro mondo e nei nostri fratelli, gli uomini, anche se a volte in modo nascosto e misterioso. È essenziale, finalmente, una seria formazione filosofica e teologica capace di confrontarsi con l’indifferenza religiosa e il razionalismo agnostico che sembrano dominare nei nostri giorni.

È in questo ambito che i Centri di Studio – anche il nostro Pontificio Ateneo Antonianum – devono giocare un ruolo importante e fondamentale.

Il nostro Ateneo, come gli altri Centri Culturali della Chiesa e dell’Ordine, è chiamato, anzitutto, a fornire una conoscenza profonda dei dati della fede. Una conoscenza profonda che, anche se di ordine intellettuale, deve essere interiorizzata e assimilata con la riflessione, la preghiera e la celebrazione liturgica, in primo luogo da chi la promuove, i Professori, e poi da chi la riceve, gli Studenti. Non posso evitare di citare qui un testo di san Bonaventura preso dalle Considerazioni sui doni dello Spirito Santo. Dice il santo Dottore: “C’è chi desidera conoscere tutto quello che si può conoscere; questo è un curiosità vergognosa (turpis curiositas). C’è chi studia e desidera conoscere per poter vendere la conoscenza per denaro o per onore; questo è vergognoso commercio. C’è chi desidera conoscere per edificare gli altri; questo è carità. E c’è chi desidera conoscere per edificare se stesso; questo è prudenza. La scienza gonfia; però la carità edifica” (V, 478-9). È importante che i Professori e gli Studenti uniscano la conoscenza intellettuale e la scienza all’impegno di edificarsi a vicenda e di edificare gli altri. Se la vita intellettuale può essere un fattore che arricchisce la vita dello spirito dell’individuo, come pensava il Dottore serafico, è ovvio pensare che tale arricchimento debba giocare un ruolo importante anche verso gli altri per aiutarli a crescere nella maturità della fede e dell’amore.

Il nostro Ateneo, inoltre, è chiamato a trasmettere – attualizzandolo in quanto necessario – il patrimonio culturale, filosofico e teologico della Scuola francescana. Una scuola molto in consonanza con la mentalità attuale, perché:

  • Pone una particolare enfasi nel Dio amore. Se la tradizione aristotelica, e persino le Scritture ebraiche, nominano Dio come il mistero dell’Essere, la tradizione bonaventuriana ci spinge a riconoscere che il nome neotestamentario di questo “Essere”  è “Amore”: “Dio è amore” (1Gv 4,8).
  • Educa a guardare la creazione di Dio amore, rispetto e responsabilità. Il mondo, in effetti, è creato e sostenuto dall’amore di Dio, e le cose create sono “segno”, manifestazione del mistero del divino in ciò che ontologicamente non è divino.
  • Parla dell’interrelazione di tutte le cose (cf Il Cantico delle creature) e inserisce l’individuo in una rete di rapporti che lo pone in relazione fraterna con tutti.
  • Pone Gesù Cristo come centro dell’amoroso piano di Dio creatore, illuminando così la dignità e il valore delle singole creature.

A partire da una conoscenza profonda e solida dei dati della fede e di una conoscenza “sapienziale” della grande tradizione francescana, il nostro Ateneo  è chiamato ad attualizzare nell’oggi la missione che ieri ha compiuto la scuola francescana: trasformare i principi della tradizione spirituale francescana in solidi principi teologici e filosofici.

Per questo è importante che il nostro Ateneo proponga attività culturali con la costante preoccupazione della relazione tra fede e cultura; della promozione della cultura ispirata dai valori cristiani e francescani, attraverso l'investigazione scientifica e l’insegnamento, il dialogo aperto con tutti i creatori, gli artefici e i promotori della cultura, secondo lo spirito dell’Apostolo delle genti (cf 1Ts 5,21-22).

È indispensabile che il nostro Ateneo sia in stretta e costante collaborazione con gli altri Centri di Studio della Chiesa e dell’Ordine, particolarmente con quelli con i quali è giuridicamente più legato, e tra questi è bene citare lo Studio Biblico di Gerusalemme e il Centro di Studi Ecumenici di Venezia, favorendo l’interscambio a tutti i livelli.

È opportuno, infine, che il nostro Ateneo sia un “forum” aperto che permetta una larga diffusione delle convinzioni cristiane e francescane su Dio, l’uomo e la creazione, mediante il dialogo creativo con il mondo di oggi e le sue istituzioni culturali. In questo modo, il nostro Ateneo, soprattutto se lavora in stretta collaborazione con la Commissione Scotista, le tre Sezioni del Collegio san Bonaventura di Grottaferrata e la PAMI, sarà uno strumento privilegiato per far conoscere ad un vasto pubblico le opere dei grandi Maestri della Scuola francescana.

Il nostro Ateneo, in tal modo, evangelizzerà la cultura attuale e creerà una nuova e originale cultura. Una cultura fecondata, ispirata, vivificata e resa dinamica dalla fede e la tradizione francescana nel campo della filosofia e teologia francescane, le cui radici sono tanto spirituali come intellettuali, esperienziali come critiche.

“San Francesco, Tu, che hai tanto avvicinato il Cristo alla tua epoca, aiutaci ad avvicinare Cristo alla nostra epoca, ai nostri difficili e critici giorni. Aiutaci!”.


 
 
 
 
 
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