Inizio > Rivista Antonianum > Articoli > Calabrese Martedì 10 dicembre 2019
 

Rivista Antonianum
Informazione sulla pubblicazione

 
 
 
 
Foto Calabrese Vincenzo , Recensione: V. Croce, Cristo nel tempo della Chiesa. Teologia dell'azione liturgica, dei sacramenti e dei sacramentali , in Antonianum, 67/4 (1992) p. 539-541 .

La trattazione, come è desumibile anche dal titolo del testo, ha come scopo di «porre le basi di un corso istituzionale... e fornire un concreto e fattivo contri­buto alla formazione di nuove generazioni che si accostano alla teologia e cercano un quadro di riferimento sintetico e chiaro, organico e aggiornato» (Nota dell'E­ditore, 3). Esso quindi possiede una struttura di dieci Capitoli, dove, in una prima parte, viene colto il senso cristiano della Liturgia, come festa dell'incontro. Segue la trattazione dei sette sacramenti nel loro ordine tradizionale:

Parte II: Battesimo, l'immersione nella fede che salva.

Parte III: Confermazione, il Crisma della Speranza che costruisce. Parte IV: Eucaristia, l'alimento della carità che unisce. Parte V: Penitenza, il Perdono forza di Riconciliazione. Parte VI: Unzione dei Malati, la Vittoria della sofferenza. Parte VII: Ordine, l'investitura del servizio pastorale. Parte Vili: Matrimonio, la benedizione dell'amore fecondo.

Le ultime due parti sono riservate ai sacramenti e alla Liturgia delle Ore:

Parte IX: Sacramentali, una corona di benedizioni.

Parte X: Liturgia delle Ore, la preghiera che redime il Tempo.

Possiamo già individuare, dai vari sottotitoli dei capitoli, l'angolazione della trattazione degli argomenti che non si perde mai nei meandri di una trattazione meramente teorica, ma vuole offrire al lettore, conclusioni certe e un orizzonte teologico quanto mai sicuro. A questo dobbiamo aggiungere una notevole, aggior­nata e ragionata bibliografia che completa in modo lodevole ogni trattazione.

Alla base del lavoro vi è il concetto di Liturgia come «azione di Dio oggi» e parafrasando la definizione di Sacrosanctum Concilium, 7, il Nostro afferma: «La Liturgia è attività di Gesù Cristo Signore risorto, sacerdote eterno e mediatore perfetto tra Dio e l'umanità, con la quale nello Spirito Santo, mediante la Chiesa, in forma di celebrazioni fatte di parole e gesti significativi, in memoria della sua vita e della sua venuta nella gloria, egli realizza efficacemente grazie alla fede la santificazione dell'uomo e la glorificazione di Dio Padre» (41).

Una definizione che tiene conto anche nel seguito dello svolgimento delle te­matiche, del ruolo dello Spirito Santo: «Anche la spinta ecumenica, oltre alla ri­nascita biblica e alla ricerca patristica, ha impegnato la Chiesa cattolica a pren­dere in considerazione il ruolo dello Spirito Santo nella liturgia e nei sacramenti, talvolta obbligando a introdurre o reintrodurre la menzione della sua presenza at­tiva nei testi liturgici» (46).

Altro criterio di fondo: «I Sacramenti azioni di Cristo, esercizio del suo sa­cerdozio; i sacramenti doni dello Spirito per la santificazione dei credenti» (50). La conclusione è ovvia anche perché, come vedremo anche in seguito, l'autore coglie in ogni atto liturgico uno «scambio di benedizioni» tra Dio e l'uomo in Cri­sto. Dio benedice l'uomo salvandolo, l'uomo benedice Dio glorificandolo; la san­tificazione dell'uomo è gloria di Dio, la glorificazione di Dio è la realizzazione dell'uomo. «Per cui l'eucaristia, azione di grazie dell'uomo a Dio e azione di gra­zia di Dio all'uomo in Cristo, appare veramente come fonte, culmine, centro della liturgia cristiana tutta, forma suprema e chiave di interpretazione» (dalla Prefa­zione, 5).

Giustamente l'autore fa notare come «i sacramenti sono celebrazioni, cioè proclamazioni in forma rituale di una realtà che esiste anche indipendentemente da loro, che in essi si può esprimere e agire perché esiste prima di loro... come ce­lebrazione intendiamo un atto gratuito e comunitario che dice il senso della vita di un determinato gruppo umano e dicendolo anche lo realizza e lo approfondisce (60; il corsivo è dell'Autore). «La liturgia cristiana... è "celebratio fidei", nel doppio senso di proclamazione della vita e celebrazione della vita alla luce della fede» (61).

Il Nostro contestualizza il dato liturgico proprio dove esso si manifesta, cioè nella celebrazione; egli si colloca, a buon diritto, nella linea dei «maestri» di Li­turgia contemporanei (Casel, Marsili, Nocent) che vedono appunto nel fatto cele­brativo il luogo dove indagare l'evento liturgico.

Possiamo ammirare in questo amplissimo trattato la vastità dell'informa­zione, la limpida trasparenza e chiarezza dello stile, agile, scorrevole che lo rende accessibile anche ai lettori non specialisti.

Aggiungiamo ancora un pensiero conclusivo lodando simili testi, perché in­nanzitutto collocano i sacramenti nella dinamica della salvezza cristiana: ascolto-fede-conversione-celebrazione-vita e poi focalizzano il dato ormai inconfutabile che, lo riaffermiamo, «in Cristo si realizza l'incontro salvifico mediante la liturgia, segno e strumento della benedizione di Dio sul credente, segno e strumento della benedizione del credente a Dio. Dove i due movimenti, da Dio all'uomo e dal­l'uomo a Dio, coincidono restando distinti: è il bene che Dio dà all'uomo che rende l'uomo capace di glorificare Dio, è la glorificazione dell'uomo a Dio che riempie l'uomo delle benedizioni di Dio» (85).

 


 
 
 
 
 
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