Inizio > Rivista Antonianum > Articoli > Nobile Lunedì 16 dicembre 2019
 

Rivista Antonianum
Informazione sulla pubblicazione

 
 
 
 
Foto Nobile Marco , Recensione: G. Schneider, Gli Atti degli Apostoli voi. V/l , in Antonianum, 61/1 (1986) p. 177-178 .

Quello che si presenta è il primo dei due volumi del nuovo commen­tario al libro degli Atti degli Apostoli, la cui edizione originale tedesca è del 1980. Come al solito, c'è da dire che l'edizione italiana è impeccabile.

Il nuovo ponderoso commentario, a detta dello stesso A., non vuole esporre nuove teorie, ma, per quanto è possibile, desidera fare il punto sull'indagine attuale riguardante il libro degli Atti. Da ciò deriva il carat­tere manualistico dell'opera, che nulla toglie però all'alto livello scientifico.

Difatti, il voume, dopo un'introduzione di ben 254 pagine, presenta l'analisi dettagliata dei primi otto capitoli degli Atti, preceduta ogni volta dal testo greco e dalla traduzione; inoltre esso è corredato anche di dieci excursus e di due utili indici, quello dei termini greci e quello dei passi di autori antichi greci, romani ed ebrei.

Non bisogna tacere il vasto apparato bibliografico che caratterizza l'opera, anche se non sempre gli studi riportati sono adoperati nel com­mento, pur avendo una certa rilevanza, come lo studio di D. Minguez, Pentecostés. Ensayo de Semiòtica narrativa en Hch 2 (AnBibl 75; Roma 1976).

Questo però lo si può capire, se si parte dalla prospettiva metodo-logico-culturale del presente commentario. Nonostante il suo desiderio di completezza (p. 7), tale carattere è tuttavia limitato all'orizzonte storico-critico e, in particolare di lingua tedesca, nel quale FA. si muove. E sotto questo aspetto, si può dire che esso sia un classico monumento al metodo storico-critico. Solo che talvolta, seguendo tale indagine classica, special­mente allorché essa vuole stabilire il processo genetico del libro degli Atti (pp. 115-143), sembra che sia dato molto più peso al problema delle fonti, benché rimanga un problema oscuro e irrisolto, che al lavoro compositivo dell'autore.

Certo si ammette l'intervento tipico e proprio di Luca, ma il più delle volte esso sembra essere di natura tecnica, come quando lo S. pensa di dover attribuire il « noi » dei racconti di viaggio al « redattore finale » (p. 132). Appunto perché, come lo stesso A. ammette, il problema delle fonti non sembra dare delle soluzioni soddisfacenti, non sarebbe il caso di valorizzare maggiormente l'attività compositiva di « Luca », invece che farne un dotto e attento sarto di materiale tradizionale o letterario preesi-sente? In realtà, qui pesa l'ipoteca di una comprensione standardizzata dell'attività degli scrittori biblici, per la quale essi appaiono più degl'intel­ligenti ingegneri che degli artisti letterati (per una prospettiva metodolo­gica e una lettura diverse degli Atti degli Apostoli, si leggano i contributi di L. Panier nelle annate 1981ss della rivista Sémiotique et Bible).

Ad ogni modo, nel suo genere, il presente commentario è un indi­spensabile strumento di lavoro, che mette a portata di mano l'ingente problematica riguardante gli Atti e, talvolta, dà degli apporti fondamentali per il superamento di alcune prese di posizione classiche, come quella del Conzelmann, che vede nel Cristo di Luca « die Mitte der Zeit » (il centro della storia), preceduto dall'AT e seguito dal tempo della Chiesa, sostituto dell'attesa escatologica. In realtà, anche se con una visuale diversa e più ecclesiologica, la tensione escatologica in Luca non è elimi­nata e il Risorto è ancora presente nel tempo della Chiesa (pp. 190s).

Questo ed altri, oltre il lodevole lavoro tecnico, sono ciò che danno un alto valore all'opera dello S.


 
 
 
 
 
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