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IA e leadership aziendale, (4.02.2026), (40)

 
 
 
 
Foto Carbajo-Núñez Martín , IA e leadership aziendale, (4.02.2026), (40), in Blog: www.cssr.news, 40-IT (2026) p. 2 .

L’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente la leadership, la pianificazione strategica e la gestione aziendale. Secondo il Global AI Adoption Index di IBM (2023), la maggior parte degli amministratori delegati (CEO) considera l’AI un elemento essenziale per mantenere la competitività e prendere decisioni efficaci. In un’indagine internazionale condotta nel 2024, un terzo dei 4.701 CEO intervistati ha riconosciuto che l’AI generativa ha avuto un impatto positivo sull’aumento dei ricavi e della redditività delle proprie imprese. Inoltre, il 56% ha affermato che questa tecnologia ha contribuito in modo significativo al miglioramento dell’efficienza lavorativa. Oltre il 40% ha avvertito che, senza l’AI, le loro organizzazioni potrebbero non essere più sostenibili entro il prossimo decennio.

In questo contesto in continua evoluzione, l’AI sta accelerando il passaggio da un modello di leadership tradizionale, fondato principalmente su intuizione ed esperienza personali, verso approcci basati sull’analisi dei dati e sugli strumenti digitali. Alcuni esperti ipotizzano addirittura che, in futuro, l’AI possa arrivare a sostituire la leadership umana.

 

1. AI e il rischio di indebolimento delle motivazioni intrinseche


Molte aziende hanno adottato l’AI per ottimizzare i processi e ridurre i costi operativi. Sebbene tali iniziative possano migliorare l’efficienza, questo approccio prevalentemente meccanicistico e strumentale tende spesso a marginalizzare lo sviluppo personale e l’autonomia dei lavoratori, con il rischio di ridurre le loro motivazioni intrinseche. I dipendenti possono sentirsi demotivati se è l’AI a definire gli obiettivi aziendali e a prendere le principali decisioni strategiche.

L’uso dell’AI nella leadership può inoltre ridurre l’interazione umana diretta, privilegiando decisioni algoritmiche. Può anche monitorare costantemente le prestazioni individuali, limitando l’autonomia e favorendo la conformità esterna piuttosto che la creatività e l’impegno personale. Questo cambiamento rischia di depersonalizzare la gestione e di promuovere stili di leadership autoritari, controllanti e transazionali. È difficile, infatti, che i lavoratori si sentano emotivamente coinvolti in un’organizzazione se percepiscono se stessi come ingranaggi anonimi di un sistema automatizzato.
 

2. Come rafforzare le motivazioni intrinseche attraverso l’AI


Nonostante le legittime preoccupazioni sugli effetti negativi dell’AI sulla motivazione, è importante evitare interpretazioni “catastrofiche”. Se implementata in modo consapevole, l’AI può produrre effetti opposti. Automatizzando le attività routinarie, essa consente ai leader di disporre di più tempo e risorse cognitive per concentrarsi sugli aspetti umani della gestione: il benessere dei dipendenti, l’autonomia, il coinvolgimento interpersonale e lo sviluppo delle competenze.

Liberati dai compiti ripetitivi, i leader possono dedicarsi maggiormente a promuovere la partecipazione di tutti alla realizzazione della missione aziendale e all’innovazione. Ciò può favorire un ambiente di lavoro più equo, inclusivo e collaborativo, capace di stimolare la creatività.

L’AI può inoltre sostenere modelli di governance più partecipativi e democratici, decentralizzando i processi decisionali e incoraggiando strutture organizzative cooperative. Può rafforzare la fiducia reciproca creando spazi per il dialogo aperto e il feedback, anche in forma anonima, riducendo così il rischio di ritorsioni e promuovendo una cultura della trasparenza. Inoltre, può supportare l’apprendimento continuo e l’adattabilità ai nuovi modelli di lavoro, contribuendo anche a prevenire il burnout professionale legato a carichi eccessivi.

Conclusione


L’AI non può essere il decisore ultimo, ma solo uno strumento a supporto di decisioni informate, senza mai sostituire il giudizio umano ed etico. Il suo utilizzo deve essere orientato alla giustizia sociale, al benessere dei lavoratori e alla sostenibilità ambientale, piuttosto che subordinato esclusivamente al profitto economico. I leader devono quindi comprendere il funzionamento dell’AI per poter valutare criticamente i suoi risultati, individuare eventuali bias ed evitare conseguenze discriminatorie.
 

L’AI deve assistere e potenziare gli esseri umani, non rimpiazzarli. È “prima di tutto uno strumento” al nostro servizio, non un sostituto. Per questo motivo, “riconoscere e rispettare ciò che è propriamente umano è essenziale per costruire un adeguato quadro etico di governance dell’AI”.

Spetta agli esseri umani prendere le decisioni finali, poiché solo essi possiedono la capacità di guidare le organizzazioni in uno spirito di servizio ed esercitare l’autorità sulla base di valori etici come intuizione, empatia e ragionamento morale.
 

Blog Alfonsiana: ("Artificial intelligence and business leadership", online); Blog cssrItaliano (Online), English (Online); Español (Online)
 

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[1] These paragraphs are taken from our article: Carbajo-Núñez Martín, «Artificial intelligence and leadership: A Franciscan Perspective,» in Collectanea Franciscana 96 (2026) [printing].
[1] Francis, “Message for the 58th World Communications Day,” (Jan. 24, 2024), [WCD], in OR 19 (Jan. 24, 2024) 8.
[1] Leo XIV, “Message to participants in the second annual conference on artificial intelligence, ethics, and corporate governance”, Vatican city, 17.06.2025, in https://www.vatican.va/content/leo-xiv/en/messages/pont-messages/2025/documents/20250617-messaggio-ia.pdf.