> > > Schoch Friday 04 December 2020
 


 
 
 
 
Foto Schoch Nikolaus , Giornata di studio della Facoltā di Diritto Canonico, in Antonianum, 72/1 (1997) p. 189-192 .

Giovedì 28 novembre 1996, dalle ore 16.00 alle 18.30 si è tenuto presso il Pontificio Ateneo Antonianum in Roma, un Seminario di studio organiz­zato dalla Facoltà di Diritto Canonico e intitolato come l'omonimo docu­mento pontificio: «Vita consecrata». L'aula S. Francesco era gremita di ascoltatori, segno di evidente interesse per la vita consacrata e tematiche ad essa connesse.

Il 25 marzo dell'anno corrente il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II pubblicò l'Esortazione Apostolica postsinodale «Vita Consecrata». Il docu­mento è frutto di un intenso lavoro iniziato il 20 ottobre 1990 con la pro­posta del tema. L'argomento definitivo per la IX Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi è stato: «La vita consacrata e la sua missione nella Chiesa e nel mondo», assemblea preparata con un primo testo, i e. d. «li-neamenta» mandati in tutte le parti del mondo per una vasta consultazione nei vari ambienti ecclesiali in specie agli organismi nazionali ed internazio­nali di vita consacrata, ai Sinodi delle Chiese Orientali, e alle Conferenze Episcopali.

Sulla base delle risposte fu redatto 1'«Instrumentum laboris» che costi­tuisce una sintesi sull'argomento del sinodo e il fondamento del dibattito. Al sinodo stesso dal 2 al 29 ottobre 1994 parteciparono 245 Padri sinodali. Il 48% di loro erano membri di istituti di vita consacrata o di società di vita apostolica. Il dibattito stesso affrontò vari aspetti dottrinali e pratici, della vita degli istituti e delle singole persone.

L'esortazione apostolica postsinodale è un documento pontificio e in­sieme postsinodale. Dalla chiusura del Sinodo fino alla promulgazione del documento postsinodale passò un anno e mezzo, tempo di intensa attività della Segreteria Generale fino alla pubblicazione del documento indirizza­to dal Papa alla Chiesa intera come espressione del magistero pontificio nel campo della vita consacrata e della sua missione nella Chiesa di oggi e nel mondo contemporaneo.

Il documento mira ad incoraggiare sia le persone consacrate che tutto il popolo di Dio. Indica linee programmatiche per il futuro e rappresenta una conclusione dei tre ultimi sinodi dedicati ciascuno ad uno degli stati di vita nella Chiesa: 1) lo stato laicale, consacrati con il sacramento del bat­tesimo; 2) lo stato dei chierici: consacrati con i sacramenti dell'ordine; 3) i consacrati mediante la professione dei consigli evangelici; sono i tre «ordi­ni» o tre stati distinti ma non separati.

L'esortazione non è un semplice riassunto della teologia sulla vita consacrata del Vaticano II e degli altri documenti successivi e neanche la parola conclusiva a tutte le questioni finora aperte. Dall'altra parte il do­cumento postsinodale ci offre alcune chiarificazioni a questioni che ormai da tempo si agitavano all'interno delle varie «scuole» di riflessione teolo­gica che cominciavano ad apparire come «teologie diverse» spesso contrapposte tra di loro, come ad esempio, riguardo alla discordanza nell'in­terpretazione del concetto della consacrazione per la professione dei con­sigli evangelici. Anche dopo la promulgazione del documento si rivelano nei commenti variazioni interpretative sul concetto fondamentale di con­sacrazione.

Il seminario che prende in considerazione due problematiche trattate dall'Esortazione si è articolato in due relazioni: la prima, intitolata «Il con­cetto di "consacrazione religiosa" nel Magistero dal Concilio Vaticano II alla Esortazione apostolica "Vita Consecrata"», è stata tenuta dal Prof. P. Priamo Etzi OFM, docente della Facoltà di Diritto Canonico. Il relatore ha analizzato il concetto di «consacrazione religiosa» nei suoi sviluppi e ap­profondimenti - chiarimenti magisteriali: terminus a quo l'esortazione ap. post-sinodale «Vita Consecrata» di Papa Giovanni Paolo II, punto d'arrivo del cammino trentennale.

Egli ha messo in evidenza che pur potendosi considerare recepta la ter­minologia consacratoria, tuttavia la «dimensione della consacrazione» (VC 13) è ancora un problema aperto fra gli studiosi.

La discussione si accese, soprattutto negli anni 1971-1972 intorno al complemento d'agente (Dio o l'uomo?) del verbo «consecratur» di LG 44a, poiché il testo conciliare non lo esplicita.

Si ebbero così due vere e proprie tendenze: la prima rappresentata dal P. Andrea Boni ofm, difendeva il concetto tradizionale e plurisecolare di consacrazione a Dio; la seconda, rappresentata dal P. Paolo Molinari S. J., riteneva che durante il Concilio Vaticano II si fosse sostenuto il concetto di consacrazione operata da Dio.

Le controversie tra gli studiosi continuarono dopo la promulgazione del Codice di Diritto Canonico (25 gennaio 1983), ritenendo alcuni che il testo legislativo favorisse, nel can. 573 § 1, la tesi di una speciale consacra­zione operata da Dio.

Ma dal senso ovvio delle parole risulta giusto il contrario. Oltretutto è stato pubblicato un «diario» dell'autorevole P. Umberto Betti, ofm, uni­co teologo presente nella Commissione che aiutò il Santo Padre nella re­visione ultima prima della promulgazione del CIC. In esso, il teologo francescano riporta le discussioni, presente il Romano Pontefice, riguar­do al contenuto dottrinale dei canoni e, in riferimento al nostro can. 573 § 1, egli afferma che nonostante le pressioni esercitate sul Papa affinché ne cambiasse il contenuto, Giovanni Paolo II nella veste di Supremo Le­gislatore, trovatosi nella necessità di fare delle scelte teologiche e giuridi­che di non scarso rilievo per la vita consacrata, a ragion veduta e con cognizione di causa, non modificò il canone in questione che passò dun­que tale e quale nel Codice vigente. Dunque la mens del papa nell'inter-pretare il «consecratur» di LG 44a, è la seguente: non è Dio che consacra il profitente, ma è il profitente che si consacra a Dio mediante il ministero della Chiesa.

Il Prof. Priamo Etzi analizza tutti i testi magisteriali che, dal Concilio alla «Vita Consecrata», trattano sulla consacrazione e arriva alla conclusio­ne che questa è la dottrina costantemente proposta dai Romani Pontefici, la quale può così riassumersi:

  • La consacrazione è prima di tutto iniziativa di Dio che si manifesta con la chiamata e la scelta divina che vi è implicata.
  • Il chiamato, sostenuto dallo Spirito Santo che suscita e sostiene i desi­deri di una adesione al progetto di Dio, risponde con una consacrazio­ne personale (consacrazione morale e etica).
  • La Chiesa interviene con una ratifica in cui convengono la consacrazio­ne divina (chiamata, grazia dello Spirito Santo) e la consacrazione per­sonale (risposta, professione dei consigli evangelici); vale a dire che me­diante il ministero della Chiesa, la consacrazione personale di chi pro­fessa viene ratificata in nome di Dio, dal quale perciò è considerata co­me sua. In virtù di questo il professo viene immesso in uno stato di vita, costitutivo della Chiesa, di consacrazione oggettiva anche se non sacra­mentale.

La seconda relazione, tenuta dal Prof. P. Andrea Boni ofm, attualmen­te Vice-Decano della Facoltà di Diritto Canonico e noto autore di vari libri ed articoli sulle questioni vessate della vita consacrata oltre che consultore della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e Società di Vita Apostolica, si intitola «La vita religiosa nel suo essere della Chiesa e non nella Chiesa».

L'argomento della sua relazione è espresso in termini antitetici dal suo stesso titolo: dimostrare che la vita religiosa non è di istituzione ec­clesiastica, ma di istituzione divina. La vita religiosa appartiene alla so­stanza costitutiva della Chiesa. È già presente nel momento in cui Cristo istituisce la Chiesa. Chi ha istituito la vita cristiana, ha istituito anche la vita religiosa. La vita religiosa appartiene all'essere della Chiesa, non al benessere della Chiesa, come qualche cosa di sostanziale, non di avventi­zio. Il relatore dimostra che questa tesi, a lui molto cara, è espressamente comprovata dalla Catechesi Apostolica (28 settembre 1994 - 22 marzo 1995) e dalla Esort. Apost. Vita Consecrata di Giovanni Paolo II del 25 marzo 1996.

Sulla base dell'insegnamento pontificio il relatore comprova che la vita religiosa appartiene all'essere della Chiesa trattando della istituzione divina della vita religiosa da parte di Cristo, concepita come patto di alleanza sponsale, contratto personalmente con Cristo e trattando dell'organizzazio­ne comunitaria della vita religiosa (di istituzione ecclesiastica) come conse­guenza della vita religiosa, ma senza nessuna incidenza sulla sua costituzio­nalità di ordine theandrico.

La giornata di studio segnata dalla grande partecipazione di frati, sa­cerdoti, suore e laici si è conclusa con un dibattito, moderato dal Prof. P. Viktor Papez ofm, con varie domande ed interventi da parte degli uditori e risposte da parte dei relatori.

 


 
 
 
 
 
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